Tuesday, November 14, 2006

RADIO AMERICA

Non me l'aspettavo. No, davvero, non me l'aspettavo.
Sapevo che ieri sera sarei andato a vedere un bel film, anche firmato da un grande regista come Robert Altman, ma mai avrei creduto di trovarmi di fronte a un capolavoro come questo (e chi mi conosce sa che non mi accontento di poco). E ancor piu' raramente mi e' capitato di restare incollato alla sedia anche durante i titoli di coda, come un bambino che, quando la storia e' finita, chiede alla mamma di andare avanti.
Che strano poi tutto cio' per un film cosi' semplice come Radio America, con una trama cosi' povera: un programma radiofonico, "La voce della prateria", e' alla sua ultima puntata, e la telecamera mostra da dietro le quinte e sul palco le vicende, i ricordi, le speranze e la vita molto, molto terrena degli artisti e dello staff.
Un capolavoro che, come tale, e' insieme dramma e commedia. Dramma, perche' dramma e' la vita, di cui questo film non censura nulla: pianto, sofferenza, amore, e perfino morte. Ma commedia, perche' ogni situazione e' vissuta in modo sincero , spontaneo, quasi allegro (ma mai grottesco); e soprattutto perche' tutta la vita dei personaggi, presente, passato e futuro e' accompagnata dalla musica, che da risalto alla Bellezza che c'e' in ogni cosa.
La musica, elemento unificante di tutto il film, nonostante sia la musica tradizionale americana (che io adoro), non e' un elemento del passato, appiccicato alla loro vita, ma e' attuale, legata alla loro esperienza, alla loro speranza, e alla loro fede. (intelligente la scelta dei traduttori di mettere i sottotitoli alle canzoni!)
E sempre c'e' la presenza misteriosa di un angelo, o forse l'angelo della morte?....

Un film che non raccchiude, non definisce, e che ti fa uscire dalla sala con speranza, ma anche un briciolo di malinconia.

Carlo

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