Wednesday, February 18, 2009

Leif Enger - La pace come un fiume

Raramente capita di trovarsi davanti ad un libro che fa "rabbrividire di piacere", che è cosi vero e coinvolgente. E' successo con Cormac McCarthy, con Steinbeck, con Flannery O'Connor, direi anche con Frank Mc Court a suo tempo (non scomodiamo per ora i grandi classici).
Ma questo libro è un vero miracolo, un gioiello che non ti aspetti.
Mi è stato consigliato dal caro Antonio Spadaro, che per quanto riguarda le letture ci azzecca sempre.

La trama: alla sua prima prova letteraria, l'autore Enger racconta con commovente maestria le avventure di una famiglia molto speciale nel Minnesota degli anni ’60. Reuben Land ha undici anni e vive con il padre Jeremy e i suoi due fratelli, Davy, più grande, e Swede, più piccola. Reuben è l’unico a credere che il padre, considerato dagli abitanti del posto soltanto un sognatore fallito abbandonato dalla moglie, sia in grado di sovvertire le leggi della natura e compiere dei miracoli. La pacifica vita della famiglia Land un giorno viene improvvisamente spezzata: Davy, il fratello maggiore, per difendere la sorellina Swede uccide due teppisti. Imprigionato in attesa della sentenza, Davy riesce a scappare e diventa così oggetto di una caccia all’uomo. Anche Jeremy, insieme a Reuben e Swede, parte alla ricerca di Davy nel tentativo di arrivare a lui prima della polizia. Nel corso del viaggio attraverso il cuore delle foreste del Minnesota e del Nord Dakota la famiglia Land incontrerà strani personaggi che la aiuteranno nella ricerca e Jeremy mostrerà tutta la forza del proprio amore verso i suoi figli compiendo quelli che agli occhi di Reuben non sono altro che miracoli.

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E' quindi il racconto epico di un viaggio (come tutti i romanzi piu belli) in cui Reuben, Swede, e il padre vanno alla ricerca del fratello evaso; ci ricorda un po' la parabola del figlio prodigo, anche se ribaltato: qui è il padre che si mette in movimento. E l'ambiente è tra i piu ostili e aspri che si possano immaginare: le BADLANDS del nord Dakota(nelle foto), il luogo dove gli emarginati dalla società e i banditi andavano a rifugiarsi. Come l'anima di Reuben che, prima di arrivare alla verità, deve attraversare un territorio di sofferenza e desolazione.
Niente di accomodante, come del resto non lo è niente in questo romanzo. I miracoli che compie il padre, che scandalizzerebbero questa società di oggi, troppo allergica a questo genere di argomenti. Il cattivo, Mr. Waltzer, che è proprio un "cattivo", senza mezze misure. La malattia di Reuben, l'eroe del romanzo, il quale ha una grave malattia ai polmoni che a volte gli toglie letteralmente il respiro.


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Cos'ha di grandioso questo romanzo? Come dice Spadaro, la capacità di un realismo intenso ma reso in una visione ampia, capace di leggere la più ordinaria quotidianità all’interno di un universo di senso: tramite la logica spiazzante del miracolo.


Impossibile non essere travolti e sommersi dalla bellezza, dall'intensità, e dalla nostalgia di questo romanzo.

Sunday, February 15, 2009

Tomorrow never knows




DOMANI NON SI SA MAI

Dove soffi il vento freddo
Domani non si sa mai
Dove vada il tuo dolce sorriso
Domani non si sa mai

Tu ed io restavamo fermi qua mia cara
Aspettando che per noi arrivasse il tempo
Quando cresce l’erba verde
Domani non si sa mai

Nel campo i tuoi lunghi capelli fluivano
Giù accanto ai binari della Tildenberry
Là sotto il serbatoio dell’acqua
Ti portavo sulla schiena
Sopra gli arpioni arrugginiti di questa autostrada
d’acciaio
Quando il tuono non risuonerà più
Dove vada il tempo
Domani non si sa mai

Colui che aspetta le ricchezze del giorno sarà perduto
Nella marea bisbigliante
Dove scorra il fiume
Domani non si sa mai

Thursday, February 12, 2009

2 notizie

1) Come apprendo dal blog di Paolo Vites, a fine aprile uscirà il nuovo disco di Bob Dylan, intitolato "My Own Love Songs". Il tema dell'album è abbastanza deducibile dal titolo.

2) Vale la pena fare una visita su brucespringsteen.net.
Sul sito ufficiale trovate infatti una cosa più o meno senza precedenti: un
lunghissimo racconto in tre parti scritto da Bruce sulla sua esperienza
al Superbowl.Un racconto divertentissimo, in cui bruce racconta anche della sua tensione prima di salire sul palco, e della sua scivolata con la quale si è schiantato addosso al cameraman...

Tuesday, February 10, 2009

"Uno Stato, la sua costruzione come compromesso o accordo tra le sue varie componenti, ha bisogno di un riconoscimento di qualcosa di comune. I padri degli Stati Uniti d’America, nella Dichiarazione d’Indipendenza scrissero «riteniamo che alcune verità siano di per sé evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali; che dal loro Creatore sono stati dotati di alcuni diritti inalienabili; che fra questi ci siano la vita, la libertà, il perseguimento della felicità». Noi di comune, a fondamento della nostra Costituzione, abbiamo che «l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro». È un po’ poco."

Saturday, February 07, 2009

Di Angelo Bagnasco

Eluana ha cominciato il cam­mino forzato verso la morte perché iniquamente privata del cibo e dell’acqua. E se non avver­ranno fatti nuovi, questo appare il suo ingiusto destino. Benché or­mai molti riconoscano che per quanto in stato vegetativo persi­stente, la giovane donna non è at­taccata ad alcuna macchina, re­spira cioè liberamente. Per cui non c’è ' nessuna spina da stac­care' come si cerca di far credere, ma per vivere avrebbe bisogno ­come tutti - solo di essere ali­mentata, non potendo farlo da so­la. Resta però un’altra 'spina', de­stinata ad acutizzarsi nella nostra società. E non solo tra i credenti o dentro la medesima sensibilità culturale, ma in corrispondenza a una domanda che non può esse­re censurata: come è possibile far morire una persona in nome di u­na sentenza? Come si può tollera­re che passi nella mentalità co­mune una pretesa nuova neces­sità, e cioè il diritto di morire, in­vece di sostenere e garantire, an­che nelle situazioni estreme, il di­ritto alla vita? Giacchè qui non si può che far riferimento all’euta­nasia, che 'è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo', come ha ricordato di recente Be­nedetto XVI, il quale ha aggiunto che 'la vera risposta non può es­sere infatti dare la morte, per quanto ’dolce’, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo uma­no' ( Angelus del 1° febbraio 2009). In verità, una domanda si affac­cia insistente alla coscienza: non dare più il cibo e l’acqua ad una persona, come si deve chiamare se non omicidio? Di fronte al dramma della vita debole o ferita, l’unica risposta ragionevole e u­mana che traduce lo struggi­mento interiore che tutti prende è quella delle Suore di Lecco. Per quindici anni esse hanno accolto amorevolmente Eluana, veglian­dola giorno e notte ed esprimen­do fino alla fine il desiderio di ge­nerarla ancora ogni giorno con l’a­more. Così hanno mostrato, non a parole, come si reagisce all’im­prevedibilità del dolore e come si attesta l’indisponibilità della vita. Una luce si sta spegnendo, la lu­ce di una vita. E l’Italia è più buia. Un grande vuoto aleggia, desti­nato ad accrescersi nei giorni che seguiranno. E non solo perché E­luana non sarà più tra noi, ma perché la cultura egemone avrà ancora una volta negato la realtà, quella del limite, la realtà del do­lore che la ragione – pur cercan­do di alleviarlo – ha sempre con­siderato parte stessa della vita. La realtà della sofferenza che la fede non esalta in sé, ma che nella cro­ce di Cristo si illumina di signifi­cato e di valore. Si percepisce la sensazione che la fiducia reci­proca venga meno perché di fat­to è venuto meno quel favor vi­tae,
che è da sempre alla base del­le relazioni interpersonali. Una parola tuttavia di grave preoccu­pazione dobbiamo dirla circa la concatenazione di circostanze che vanno producendo un tale i­naccettabile esito.
Questa vicenda dolorosa, che ve­de al centro una persona che tut­ti sentiamo affettuosamente 'no­stra', ci ha resi più insicuri. Non perdiamo l’occasione per riaffer­mare in modo più convinto e co­rale il sì alla vita; per fare, come società, un passo decisivo ed e­semplare sulla via di un umanesi­mo reale e non parolaio. Per que­sto non possiamo tacere.

Monday, February 02, 2009

Direi che siamo pronti per il tour...

.. se questo è l'inizio...




Simpatico il punto in cui Bruce si lancia in scivolata sulle ginocchia e va a finire addosso al cameraman!!!!