Friday, December 28, 2012
Friday, December 21, 2012
S. Natale 2012
"E
lì Sam, sbirciando fra i lembi di nuvole che sovrastavano un'alta
vetta, vide una stella bianca scintillare all'improvviso. Lo splendore
gli penetrò nell'anima, e la speranza nacque di nuovo in lui. Come un
limpido e freddo baleno passò nella sua mente il pensiero che l'Ombra
non era in fin dei conti che una piccola cosa passeggera: al di là di
essa vi erano eterna luce e splendida bellezza."
Wednesday, December 19, 2012
Roméo et Juliette
Non mi ero mai interessato al balletto prima di aver avuto l'occasione di partecipare all'anteprima alla Scala dello spettacolo Roméo et Juliette, diretto da Sasha Waltz.
Questa è la scena culmine del balletto. Davvero un'opera d'arte.
Thursday, December 13, 2012
Sunday, November 25, 2012
Another Life
E' finalmente ultimato il nuovo album di James Maddock, dal titolo "Another Life".
Un lavoro semiacustico magistralmente confezionato da Matt Pierson (produttore famoso per addetti al settore che lavora con alcuni tra i migliori jazzisti) e che vede la partecipazione di due musicisti (Tony Scherr e Larry Campbell) che hanno lavorato con artisti del calibro di Bob Dylan, Elvis Costello, Emmylou Harris,Willie Nelson, Norah Jones, giusto per citarne alcuni.
La finezza degli arrangiamenti dice tutto.
Per questo lavoro Maddock ha scelto di percorrere a fondo uno dei filoni aperti nei suoi album precedenti, che univano ballate rock a poetiche musiche folk della migliore tradizione di songwriting americana. Infatti, si tratta questo di un album di canzoni dal tratto intimistico, a volte solo accompagnate da chitarra, in cui malinconia e gioia si incrociano come avviene anche nei precedenti lavori.
Le ballate sono accompagnate dalla splendida voce di James Maddock, che unisce un tono roco ad una armoniosità davvero rara.
Maddock va a pescare spunti da diverse tradizioni musicali, dal country alle ballate irlandesi (davvero notevole è il brano "It's heavy") fino a recuperare sonorità reggae (si ascolti "Don't go lonely").
L'album uscirà solo a Febbraio, ma nel frattempo è ascolabile online in anteprima per i pledgers, ovvero coloro che hanno contribuito (e che possono ancora farlo) con un'offerta libera per la creazione dell'album. Penso che questa sia la frontiera della musica: sempre piu artisti non si affidano più alle grandi label (le major come Columbia & Co.) e scelgono di rendere partecipata la loro musica, affidandone la realizzazione ai contributi dei fan che li stimano. Ormai al mercato musicale interessa solo il profitto, peraltro esiguo, che può trarre da pseudocantanti appena usciti da x-factor che, se tutto va bene, avranno la durata di un mese e mezzo, giusto il tempo necessario per ragazzine ed adolescenti (ma non solo) di recarsi nel megastore piu vicino.
Con una partecipazione dal basso, il fan si sente parte del lavoro finale ed allo stesso tempo l'artista percepisce la responsabilità del suo lavoro, nel senso proprio di "rispondere" a chi ha scommesso su di te.
Un lavoro semiacustico magistralmente confezionato da Matt Pierson (produttore famoso per addetti al settore che lavora con alcuni tra i migliori jazzisti) e che vede la partecipazione di due musicisti (Tony Scherr e Larry Campbell) che hanno lavorato con artisti del calibro di Bob Dylan, Elvis Costello, Emmylou Harris,Willie Nelson, Norah Jones, giusto per citarne alcuni.
La finezza degli arrangiamenti dice tutto.
Per questo lavoro Maddock ha scelto di percorrere a fondo uno dei filoni aperti nei suoi album precedenti, che univano ballate rock a poetiche musiche folk della migliore tradizione di songwriting americana. Infatti, si tratta questo di un album di canzoni dal tratto intimistico, a volte solo accompagnate da chitarra, in cui malinconia e gioia si incrociano come avviene anche nei precedenti lavori.
Le ballate sono accompagnate dalla splendida voce di James Maddock, che unisce un tono roco ad una armoniosità davvero rara.
Maddock va a pescare spunti da diverse tradizioni musicali, dal country alle ballate irlandesi (davvero notevole è il brano "It's heavy") fino a recuperare sonorità reggae (si ascolti "Don't go lonely").
L'album uscirà solo a Febbraio, ma nel frattempo è ascolabile online in anteprima per i pledgers, ovvero coloro che hanno contribuito (e che possono ancora farlo) con un'offerta libera per la creazione dell'album. Penso che questa sia la frontiera della musica: sempre piu artisti non si affidano più alle grandi label (le major come Columbia & Co.) e scelgono di rendere partecipata la loro musica, affidandone la realizzazione ai contributi dei fan che li stimano. Ormai al mercato musicale interessa solo il profitto, peraltro esiguo, che può trarre da pseudocantanti appena usciti da x-factor che, se tutto va bene, avranno la durata di un mese e mezzo, giusto il tempo necessario per ragazzine ed adolescenti (ma non solo) di recarsi nel megastore piu vicino.
Con una partecipazione dal basso, il fan si sente parte del lavoro finale ed allo stesso tempo l'artista percepisce la responsabilità del suo lavoro, nel senso proprio di "rispondere" a chi ha scommesso su di te.
Monday, November 12, 2012
Atmosfera di Natale
Domenica
11 Novembre 2012. Mi trovo di fronte all'ingresso di AB, azienda da
oltre 30 anni sinonimo di qualità e serietà nel settore prodotti di
giardinaggio, arredo giardino, accessori e prodotti per animali e
molto altro. Questo breve reportage intende approfondire nella fattispecie il significato di "molto altro".
Mancano
6 settimane e mezzo all'evento piu commercialmente atteso dell'anno:
Natale. Come ogni anno da tempo a me ignoto a questa parte, AB
allestisce la manifestazione (* il vostro inviato tiene a precisare
che non è affatto certo della correttezza del termine
"manifestazione") "Villaggio di Natale". Il VdN è
una via di mezzo tra una fiera popolare, un banchetto natalizio, un
percorso guidato, un viaggio ipnotico-sensoriale, una immensa
occasione di profitto.
All'ingresso
di AB è allestito un banchetto barbecue (* modello in
vendita all'interno di AB). Un gruppo di volonterosi signori
all'incirca sulla quarantina sono indaffarati nella preparazione di
verdure alla brace, hot-dog, hamburger, ed altri generi alimentari di
cui non ho preso nota. Sono le 4,30 del pomeriggio, la temperatura
esterna si aggira intorno ai 7-8°C. A fianco delle porte d'ingresso
è possibile visionare il prezzo delle pietanze. Il vostro inviato
prosegue rispondendo gentilmente al saluto sorridente dei volonterosi
signori.
Superato
l'ingresso, mi guardo intorno. Blocchi di persone brulicano
schizofrenicamente seguendo il percorso guidato. Mi trovo circondato
da coppie di fidanzati mano nella mano, giovani sposi con neonati in
carrozzina, famiglie felici con figli al seguito, anziani a
braccetto. Mentre un signore sulla trentina mi urta intento a sfilare
il cappottino imbittito al cane impomatato che regge in braccio, una
fascinosa ragazza con un poppante attaccato al seno prende fiato con
le spalle al muro, dopo essere fuoriuscita dalla calca con fatica.
Ogni nucleo famigliare (* o nucleo di acquisto) porta al seguito un
Carrellino Trascinabile in Plastica. Ogni 5 metri infatti un
vistoso cartello affisso alla parete ci ricorda di non avventurarsi
nell'intricato e claustrofobico percorso del VdN senza prima aver preso con sè un CTiP, indispensabile per
riporre gli acquisti man mano che si procede.
Proseguendo,
un odore intenso, una sensazione dolciastra e melliflua con punte di
cannella-chimica inizia a farsi spazio nelle narici. Svoltati due o
tre tornanti di un percorso obbligato ci troviamo all'ingresso del
VdN, tecnicamente "un posto di meravigliose ambientazioni:
tutto quello che vuoi per passare le feste con i tuoi".
Varcato un arco innevato, mi trovo immerso in un'ambientazione
eterea. In una sala completamente innevata, tra i vistosi pini passo
di fianco a caprioli selvatici, renne ad dimensione reale (* renna
madre e renna padre sono a fianco della renna-figlio), quadrupedi dal
pelo bianco di cui il vostro corrispondente ignora il nome. Intorno,
babbi natali nelle pose più disparate anch'essi a statura umana ti
accolgono sorridenti. Una caratteristica coglie lo spettatore: tutti
sono stranamente, subdolamente felici. Da ogni dove pendono
enormi fiocchi di neve, palle di vetro trasparenti o colorate o
smaltate, stelle brillantinate, che talvolta ostacolano
l'avanzamento. Alzando lo sguardo, da una cabina aperta di una
seggiovia appesa al soffitto si sporge un enorme Babbo Natale in
tenuta sciistica. Proseguendo, il BN in cabina di funivia
si svelerà essere il vero leitmotiv della manifestazione: tale icona
sarà presente (* sempre in dimensioni umane) in ogni stanza
successiva. Luci, lucine, luci soffuse, faretti e ripetitive nenie natalizie
contribuiscono a iniziare il processo di fusione neuronale di chi si
avventura nel VdN. Una sensazione ipnotica di pace, tranquillità,
estraniamento dal mondo esterno incomincia ad impossessarsi di me.
Ognuni dei sensi lentamente viene catturato ed attratto dagli
infiniti stimoli a cui è sottoposto. L'ambientazione è per così
dire satura. I genitori estraggono il loro Iphone per immortalare i
figli e le mogli accanto al BN preferito. Passando di sala in sala,
immensi alberi di natale carichi fino al parossismo di ornamenti si alternano a scaffali, ceste e banchetti nei quali sono riposti
gli articoli di acquisto. Palle di Natale di ogni forma e dimensione,
candele profumate, oggettini in plastica di bassa qualità dalle
svariate forme, alberi nani, alberi di dimensione media, alberi di
dimensione naturale (* il cui prezzo raggiunge tranquillamente
svariate centinaia di euro). Tutto il necessario per creare una
personalizzata e rassicurante atmosfera di Natale. La gente
passa nevroticamente da una cesta all'altra. Ho ormai perso di vista
l'uomo con cagnolino in braccio. Una signora in pelliccia
compulsivamente riempie il suo CTiP con bocce di vetro in varie
tonalità di rosa e fucsia quando all'improvviso, passando accanto ad un presepe dalla
facciata 2m x 2m, un sensore attiva la registrazione di una voce
solenne che declama il racconto della sacra natività. Immediatamente
la sua attenzione viene rimandata al contenuto riposto sugli scaffali
nella stanza successiva. Schiere intere di pastorelli, orde di magi,
falangi di pifferai e cornamusieri plastificati sono rigidamente
allineate in ogni lato, dando un'impressione di serialità e massificazione all'avventuriero acquirente. Dopo aver rischiato di urtare il BN in
seggiovia, la signora si avventa sulle statuine di altezza 10.5cm,
infilando nel CTiP un intero gregge di pecore. L'effetto di contrasto tra l'austerità dei lotti di sacre famiglie nella grotta e l'appariscenza di tutto ciò che mi circonda contribuisce al mio senso di disorientamento. Continuando il tour,
nella sezione successiva vengono proposte versioni piu elaborate di
elementi presepiali. La mia attenzione viene colta da statuine di
donne a seno semiscoperto intente ad infornare il pane o a stendere i
panni. Al momento non mi risulta chiara la loro funzionalità. In
seguito mi rendo conto che potrebbero essere propedeutiche a quello
che segue. Infatti, in una delle ultime stanze/ambientazioni, trovo
esposti in vendita modelli di vestitini sexy in stile babba-natale.
Esempi in dimensioni naturali della vestibilità di tali capi non
tardano a manifestarsi. Al mio fianco, si materializza un manichino
dalle sembianze di una pornostar con vistoso decollete. Tale ragazza
dallo sguardo voluttuoso indossa un vestitino babbonatalesco e regge
in una mano un cappello stile cowboy con rivestitura in rosso e
rifiniture di pelo bianco. Il percorso all'insegna del Natale termina
infine con corna di alce ed orecchie da coniglietta
entrambe indossabili, le quali potrebbero portare ad associazioni a
livello sub-conscio con quanto visto in sezione precedente.
Finito
questo giro, mi sento catapultato fuori da una realtà parallela, avvolgente,
rassicurante dove tutti sono felicemente intrattenuti da divertenti distrazioni. Il mio CTiP però
è vuoto.
Friday, August 24, 2012
Prossime uscite musicali!
Il 2012 è un grande anno per la musica.
Dopo un inizio d'anno stratosferico, con l'uscita di "Wrecking Ball" di Springsteen, il favoloso "Rhythm and repose" di Glen Hansard, lo stratosferico "There's no leaving now" di The Tallest Man on Earth, ci attendono altre grandi uscite.
Il periodo che ci aspetta sarà ricco di novità musicali molto succulente!
Vediamo le piu importanti (a mil parere):
11 settembre 2012: Avett Brothers CARPENTER
11 settembre 2012: Bob Dylan TEMPEST
12 settembre 2012: Dave Matthews Band AWAY FROM THE WORLD
25 settembre 2012: Pete Seeger A MORE PERFECT UNION (all'interno vi è una collaborazione con Bruce)
2 ottobre 2012: Van Morrison BORN TO SING: NO PLAN B (indiscrezioni ne parlano come di uno dei suoi migliori album)
Novembre 2012: De Gregori SULLA STRADA
Febbraio 2013: si attende il nuovo disco acustico di...James Maddock! Con la collaborazione di musicisti di altissimo calibro. Per chi fosse interessato CLICCHI QUI! (e dia un contributo per la realizzazione)
Iniziate a fare spazio nel vostro Ipod!
Dopo un inizio d'anno stratosferico, con l'uscita di "Wrecking Ball" di Springsteen, il favoloso "Rhythm and repose" di Glen Hansard, lo stratosferico "There's no leaving now" di The Tallest Man on Earth, ci attendono altre grandi uscite.
Il periodo che ci aspetta sarà ricco di novità musicali molto succulente!
Vediamo le piu importanti (a mil parere):
11 settembre 2012: Avett Brothers CARPENTER
11 settembre 2012: Bob Dylan TEMPEST
12 settembre 2012: Dave Matthews Band AWAY FROM THE WORLD
25 settembre 2012: Pete Seeger A MORE PERFECT UNION (all'interno vi è una collaborazione con Bruce)
2 ottobre 2012: Van Morrison BORN TO SING: NO PLAN B (indiscrezioni ne parlano come di uno dei suoi migliori album)
Novembre 2012: De Gregori SULLA STRADA
Febbraio 2013: si attende il nuovo disco acustico di...James Maddock! Con la collaborazione di musicisti di altissimo calibro. Per chi fosse interessato CLICCHI QUI! (e dia un contributo per la realizzazione)
Iniziate a fare spazio nel vostro Ipod!
Thursday, August 16, 2012
Libro per l'estate
Questa estate sotto gli ombrelloni o nei prati in montagna non portatevi i soliti inutili libri con le copertine variopinte e markettare, magari ai primi posti della classifica del Corriere o di Repubblica. Scegliete qualcosa di diverso, magari "La Versione di Barney" di Mordecai Richler.
E' un libro che ho gia letto due volte. Il libro piu politicamente scorretto che esista. Un personaggio di cui è difficile non innamorarsi. Fallito, miserabile, incorreggibile come, sotto l'apparenza, ciascuno di noi è. Vi avverto, sarà una grande tristezza finirne la lettura.
Una recente recensione fuori tempo massimo me lo ha ricordato, e mi ha fatto venire nostalgia del buon Barney. La riporto qui sotto.
Non tutte le belle storie d’amore possono essere edificanti e lineari. Quella di Barney, ad esempio. Parla un po’ alla rinfusa di mogli ex mogli tradimenti Parigi Canada cocaina whiskey hockey assassini letteratura una pistola rimorsi figli i sette nani e «quell’accidente per tirare su la minestra». Non mancano sudicie pagine da romanzetto softcore, sigari Montecristo e «Miriam, la mia adorata Miriam». Se avete capito poco c’è un film che potrebbe aiutarvi, altrimenti questo è il riassunto wikipediano che farebbe rivoltare nella tomba Mordecai Richler, autore de La versione di Barney: l’anziano produttore tv Barney Panofsky, ormai miliardario grazie alla Totally Unnecessary Production, scrive un libro di memorie pro domo sua per difendersi dalle accuse di Terry McIver, suo ex sodale, che gli ha dedicato un’opera diffamatoria, dipingendolo come un inetto e un assassino.
Ma questa è solo la versione di McIver. Quella di Barney è il pindarico racconto della propria squinternata esistenza, scadenzata da tre fallimentari matrimoni: il primo con la suicida Clara, il secondo con «la seconda signora Panofsky», il terzo con Miriam, l’adorata Miriam, tradita in una dissennato flirt con una sciacquetta senza nome. Il tutto narrato alla rinfusa ché Barney ha l’alzheimer, è un inguaribile bugiardo ed è dotato di un anticonformismo non di maniera che gli permette di farsi beffe di vegani, froci, lesbiche, destra, sinistra, cucina giapponese, accademici e di tutta l’ipocrisia che ruota intorno al terzo pianeta del sistema solare («Miriam era tornata da due giorni e non avevamo ancora fatto l’amore, cosa che la lasciava perplessa, ma io non ero affatto sicuro di non essermi beccato l’herpes, o lo scolo, o dio ne scampi quell’altra malattia, quella dei tossici e delle checche. Ma su, quella che sembra la sigla di un ente benefico. L’AIDS, ecco»).
Non tutte le belle storie d’amore possono essere edificanti e lineari. Quella di Barney, ad esempio, non sarebbe molto adatta per un corso fidanzati in parrocchia o per un reading durante un corso di pilates. Ma sarebbe ottima come grimaldello per scardinare il concetto di amore che oggi va per la maggiore e secondo cui un rapporto di coppia deve basarsi su: rispetto degli spazi, empatia, compatibilità sessuale, rodaggio prematrimoniale e altre amenità di questo tenore. Barney – al contrario – è alcolizzato e risentito, incostante e geloso e, in definitiva, un uomo sbagliato consapevole solo di avere ricevuto una grazia immeritata. Miriam, appunto. «Miriam aveva una grazia naturale, ed era adorabilmente ignara di quanto la sua presenza lasciasse il segno. Non credo di averglielo mai detto, ma avrei potuto passare la vita a guardarla, beandomi del suo splendore. E anche adesso, se chiudo gli occhi e riesco a ricacciare indietro le lacrime la rivedo. Magari che allatta Saul, con gli occhi bassi, una mano a reggere quella piccola nuca così fragile, oppure mentre insegna a leggere a Mike facendolo sembrare un gioco, e tutti e due ridono felici. (…) Ai tempi d’oro, se dovevamo uscire la sera, ci davamo appuntamento al bar del Ritz, e io la aspettavo seduto a un tavolo in disparte, così da vederla entrare, elegantissima, serena, e mandarmi un bacio amoroso e un sorriso mentre tutti non avevano occhi che per lei. Miriam, mia adorata Miriam».
La versione di Barney è una lunga e sconclusionata autogiustificazione dei propri errori («Tutta colpa di Terry», è la prima frase del libro), che mette alla berlina tutti gli sforzi umani per meritarsi il premio del grande amore, tutte le ridicole fantasie di chi crede che basti un po’ di training autogeno – si chiami questo carriera o affinità di coppia – per “far funzionare il rapporto”, come si dice oggi. Una lunga autogiustificazione che non porta a nulla perché Miriam non torna e la vecchiaia inacidisce solo i ricordi di un vecchio sporcaccione risentito: «La vita è assurda e nessuno di noi, in pratica, capisce gli altri».
Il libro – sommamente divertente, non a caso piacque a quelli del Foglio – è dunque la vicenda di un grande amore perduto e dell’inesausta, illogica e caparbia volontà di riconquistarlo. E, infatti, la questione è questa: il fatto che non siamo all’altezza della grazia ricevuta, significa che possiamo rinunciarvi? Barney non lo farà mai. Nemmeno dopo la morte, disponendo che il lotto a fianco della sua tomba sia occupato da Miriam; nemmeno dopo che lei si è risposata con Blair Hopper nato Hauptman, bersaglio di certi suoi atroci scherzi via fax («Att. Herr Doktor Blair. Da Sexorama. Note: Riservato. Abbiamo ricevuto la copia del calendario Giovani adoni 1995 che ha voluto restituirci. Pur comprendendo le sue esigenze, siamo tuttavia spiacenti di non poter procedere al rimborso: le pagine dei mesi di agosto e settembre risultano appiccicate»). Nemmeno dopo che lei gli ha detto che «però possiamo essere amici».
Amici? Barney non vuole una donna per amico. Avesse voluto un amico, si sarebbe comprato un cane. Invece, di cani, nel romanzo, non ce ne sono. Barney vuole Miriam, soprattutto il suo perdono. Lo esige. Si macera struggendosi perché questo non arriva. Lo pretende, pur sapendo di non potere dare nulla in cambio, se non un’interminabile teoria di errori. Ora, dite voi, se di recente questa parola – “perdono” – l’avete trovata accostata alla parola “amore” durante i vostri zapping serali sui talk-show della tv, alla radio durante le trasmissioni in cui ci si dedica le hit del momento, sui giornali nella sezione “Posta del cuore”, dove si discute di corna come se si parlasse di indicazioni stradali. Dite voi se oggi l’amore comunemente inteso non sia, né più né meno, che una bella vacanza dalle magagne quotidiane che, passato il week-end, ricominceranno inesorabili. E di come, invece, un po’ tutti come Barney, non abbiamo bisogno d’altro che di una salvezza immeritata. E di ricordarci, tra l’altro, come diavolo si chiama quell’aggeggio «con cui si tira su la minestra».
E' un libro che ho gia letto due volte. Il libro piu politicamente scorretto che esista. Un personaggio di cui è difficile non innamorarsi. Fallito, miserabile, incorreggibile come, sotto l'apparenza, ciascuno di noi è. Vi avverto, sarà una grande tristezza finirne la lettura.
Una recente recensione fuori tempo massimo me lo ha ricordato, e mi ha fatto venire nostalgia del buon Barney. La riporto qui sotto.
Non tutte le belle storie d’amore possono essere edificanti e lineari. Quella di Barney, ad esempio. Parla un po’ alla rinfusa di mogli ex mogli tradimenti Parigi Canada cocaina whiskey hockey assassini letteratura una pistola rimorsi figli i sette nani e «quell’accidente per tirare su la minestra». Non mancano sudicie pagine da romanzetto softcore, sigari Montecristo e «Miriam, la mia adorata Miriam». Se avete capito poco c’è un film che potrebbe aiutarvi, altrimenti questo è il riassunto wikipediano che farebbe rivoltare nella tomba Mordecai Richler, autore de La versione di Barney: l’anziano produttore tv Barney Panofsky, ormai miliardario grazie alla Totally Unnecessary Production, scrive un libro di memorie pro domo sua per difendersi dalle accuse di Terry McIver, suo ex sodale, che gli ha dedicato un’opera diffamatoria, dipingendolo come un inetto e un assassino.
Ma questa è solo la versione di McIver. Quella di Barney è il pindarico racconto della propria squinternata esistenza, scadenzata da tre fallimentari matrimoni: il primo con la suicida Clara, il secondo con «la seconda signora Panofsky», il terzo con Miriam, l’adorata Miriam, tradita in una dissennato flirt con una sciacquetta senza nome. Il tutto narrato alla rinfusa ché Barney ha l’alzheimer, è un inguaribile bugiardo ed è dotato di un anticonformismo non di maniera che gli permette di farsi beffe di vegani, froci, lesbiche, destra, sinistra, cucina giapponese, accademici e di tutta l’ipocrisia che ruota intorno al terzo pianeta del sistema solare («Miriam era tornata da due giorni e non avevamo ancora fatto l’amore, cosa che la lasciava perplessa, ma io non ero affatto sicuro di non essermi beccato l’herpes, o lo scolo, o dio ne scampi quell’altra malattia, quella dei tossici e delle checche. Ma su, quella che sembra la sigla di un ente benefico. L’AIDS, ecco»).
Non tutte le belle storie d’amore possono essere edificanti e lineari. Quella di Barney, ad esempio, non sarebbe molto adatta per un corso fidanzati in parrocchia o per un reading durante un corso di pilates. Ma sarebbe ottima come grimaldello per scardinare il concetto di amore che oggi va per la maggiore e secondo cui un rapporto di coppia deve basarsi su: rispetto degli spazi, empatia, compatibilità sessuale, rodaggio prematrimoniale e altre amenità di questo tenore. Barney – al contrario – è alcolizzato e risentito, incostante e geloso e, in definitiva, un uomo sbagliato consapevole solo di avere ricevuto una grazia immeritata. Miriam, appunto. «Miriam aveva una grazia naturale, ed era adorabilmente ignara di quanto la sua presenza lasciasse il segno. Non credo di averglielo mai detto, ma avrei potuto passare la vita a guardarla, beandomi del suo splendore. E anche adesso, se chiudo gli occhi e riesco a ricacciare indietro le lacrime la rivedo. Magari che allatta Saul, con gli occhi bassi, una mano a reggere quella piccola nuca così fragile, oppure mentre insegna a leggere a Mike facendolo sembrare un gioco, e tutti e due ridono felici. (…) Ai tempi d’oro, se dovevamo uscire la sera, ci davamo appuntamento al bar del Ritz, e io la aspettavo seduto a un tavolo in disparte, così da vederla entrare, elegantissima, serena, e mandarmi un bacio amoroso e un sorriso mentre tutti non avevano occhi che per lei. Miriam, mia adorata Miriam».
La versione di Barney è una lunga e sconclusionata autogiustificazione dei propri errori («Tutta colpa di Terry», è la prima frase del libro), che mette alla berlina tutti gli sforzi umani per meritarsi il premio del grande amore, tutte le ridicole fantasie di chi crede che basti un po’ di training autogeno – si chiami questo carriera o affinità di coppia – per “far funzionare il rapporto”, come si dice oggi. Una lunga autogiustificazione che non porta a nulla perché Miriam non torna e la vecchiaia inacidisce solo i ricordi di un vecchio sporcaccione risentito: «La vita è assurda e nessuno di noi, in pratica, capisce gli altri».
Il libro – sommamente divertente, non a caso piacque a quelli del Foglio – è dunque la vicenda di un grande amore perduto e dell’inesausta, illogica e caparbia volontà di riconquistarlo. E, infatti, la questione è questa: il fatto che non siamo all’altezza della grazia ricevuta, significa che possiamo rinunciarvi? Barney non lo farà mai. Nemmeno dopo la morte, disponendo che il lotto a fianco della sua tomba sia occupato da Miriam; nemmeno dopo che lei si è risposata con Blair Hopper nato Hauptman, bersaglio di certi suoi atroci scherzi via fax («Att. Herr Doktor Blair. Da Sexorama. Note: Riservato. Abbiamo ricevuto la copia del calendario Giovani adoni 1995 che ha voluto restituirci. Pur comprendendo le sue esigenze, siamo tuttavia spiacenti di non poter procedere al rimborso: le pagine dei mesi di agosto e settembre risultano appiccicate»). Nemmeno dopo che lei gli ha detto che «però possiamo essere amici».
Amici? Barney non vuole una donna per amico. Avesse voluto un amico, si sarebbe comprato un cane. Invece, di cani, nel romanzo, non ce ne sono. Barney vuole Miriam, soprattutto il suo perdono. Lo esige. Si macera struggendosi perché questo non arriva. Lo pretende, pur sapendo di non potere dare nulla in cambio, se non un’interminabile teoria di errori. Ora, dite voi, se di recente questa parola – “perdono” – l’avete trovata accostata alla parola “amore” durante i vostri zapping serali sui talk-show della tv, alla radio durante le trasmissioni in cui ci si dedica le hit del momento, sui giornali nella sezione “Posta del cuore”, dove si discute di corna come se si parlasse di indicazioni stradali. Dite voi se oggi l’amore comunemente inteso non sia, né più né meno, che una bella vacanza dalle magagne quotidiane che, passato il week-end, ricominceranno inesorabili. E di come, invece, un po’ tutti come Barney, non abbiamo bisogno d’altro che di una salvezza immeritata. E di ricordarci, tra l’altro, come diavolo si chiama quell’aggeggio «con cui si tira su la minestra».
Thursday, July 12, 2012
Glen Hansard, Bilbao, 10-07-2012
“I grandi Gaeli d’irlanda, gli uomini che Dio ha fatto pazzi,
perché tutte le loro guerre sono liete
e tutte le loro canzoni sono tristi”
G.K.Chesterton
Un immenso concerto quello di ieri sera a Bilbao. Teatro piccolo, acustica pressochè perfetta, posizione in prima fila. Glen Hansard incomincia da solo al pianoforte con The storm is Coming, per poi crescere con You Will Become e la splendida Bird of Sorrow. E' ora di fare entrare anche la band (composta dal suo storico gruppo, i The Frames). Il primo pezzo insieme è un pezzo che "parla del poco ottimismo che a volte rimane nel cuore, e che dobbiamo conservare". E attacca con Low Rising, accompagnato pure da una sezione di archi. E' poi tempo di Love don't Leave me Waiting, e gli animi iniziano a scaldarsi. Il concerto prosegue tra pezzi dell'ultimo album Rhythm and Repose e canzoni composte con gli Swell Season, tra cui spicca una favolosa In These Arms in cui invita il pubblico a cantare la parte che spetterebbe a Marketa. Glen è davvero a suo agio, si vede che non c'è nulla di costruito nel suo atteggiamento, ride e scherza con il pubblico. Improvvisa motivetti improbabili, canta nel buco della chitarra riproducendo il risultato con l'amplificatore, distorce la chitarra acustica imitando ironico pezzi hard metal. A separare la prima fila dal bordo del palco c'è una transenna che lascia uno spazio di mezzo metro, credo per ragioni di sicurezza. Ad un certo punto Glen ci invita a spostarla e ad avvicinarci completamente al palco, vuole averci vicini. Un ragazzo della sicurezza si oppone e rimanda scocciato tutti indietro. Al che Glen, infastidito, si rivolge a lui: "Hey man, what's the problem with you?" Ovviamente tutti gli danno retta e mi ritrovo ai piedi di Glen, appoggiato coi gomiti sul parquet del palco. E lui ironico "I don't see the problem, I told you that it's not a rock show, it is just folk (sguardo ammiccante) music"
A questo punto, complice anche il fatto che spessissimo Glen abbandona microfono e amplificazione per avanzare al bordo e cantare in acustico, l'impressione è proprio quella di trovarsi in un salotto con un amico che ti canta delle canzoni con la chitarra in braccio. E' cosi che inizia High Hope, splendida immensa canzone che ci fa cantare insieme a lui. E' l'apice della serata. Il resto è una grande cavalcata, non ti accorgi neanche e sei già verso la fine del concerto quando Glen canta Song of Good Hope, intimamente emozionante ed impreziosita da in tappeto discreto di archi. Ma non è finita. La band rientra ed è tempo di "The Weight", in omaggio al recentemente scomparso Levon Helm. Infine, lineup al completo in acustico e si chiude con la divertentissima Passing Through, pezzo reso celebre da Leonard Cohen. Ogni strofa è cantata da un musicista diverso, e il ritornello da tutti pubblico compreso.
Il concerto è terminato, ma non la serata. Infatti, in compagnia di uno sparuto gruppo di persone, attendo Glen per un po' all'ingresso del teatro. Quando esce, con estrema gentilezza concede attenzione a ciascuno di coloro che vogliono parlargli, e chiaccheriamo con lui per una buona mezz'ora. E' famoso in tutto il mondo, ha vinto un Oscar, suona e canta nei piu prestigiosi teatri d'America, ha accompagnato Eddie Vedder in tour, ma si comporta con estrema umiltà, senza credersi superiore a nessuno.
G.K.Chesterton
Un immenso concerto quello di ieri sera a Bilbao. Teatro piccolo, acustica pressochè perfetta, posizione in prima fila. Glen Hansard incomincia da solo al pianoforte con The storm is Coming, per poi crescere con You Will Become e la splendida Bird of Sorrow. E' ora di fare entrare anche la band (composta dal suo storico gruppo, i The Frames). Il primo pezzo insieme è un pezzo che "parla del poco ottimismo che a volte rimane nel cuore, e che dobbiamo conservare". E attacca con Low Rising, accompagnato pure da una sezione di archi. E' poi tempo di Love don't Leave me Waiting, e gli animi iniziano a scaldarsi. Il concerto prosegue tra pezzi dell'ultimo album Rhythm and Repose e canzoni composte con gli Swell Season, tra cui spicca una favolosa In These Arms in cui invita il pubblico a cantare la parte che spetterebbe a Marketa. Glen è davvero a suo agio, si vede che non c'è nulla di costruito nel suo atteggiamento, ride e scherza con il pubblico. Improvvisa motivetti improbabili, canta nel buco della chitarra riproducendo il risultato con l'amplificatore, distorce la chitarra acustica imitando ironico pezzi hard metal. A separare la prima fila dal bordo del palco c'è una transenna che lascia uno spazio di mezzo metro, credo per ragioni di sicurezza. Ad un certo punto Glen ci invita a spostarla e ad avvicinarci completamente al palco, vuole averci vicini. Un ragazzo della sicurezza si oppone e rimanda scocciato tutti indietro. Al che Glen, infastidito, si rivolge a lui: "Hey man, what's the problem with you?" Ovviamente tutti gli danno retta e mi ritrovo ai piedi di Glen, appoggiato coi gomiti sul parquet del palco. E lui ironico "I don't see the problem, I told you that it's not a rock show, it is just folk (sguardo ammiccante) music"
A questo punto, complice anche il fatto che spessissimo Glen abbandona microfono e amplificazione per avanzare al bordo e cantare in acustico, l'impressione è proprio quella di trovarsi in un salotto con un amico che ti canta delle canzoni con la chitarra in braccio. E' cosi che inizia High Hope, splendida immensa canzone che ci fa cantare insieme a lui. E' l'apice della serata. Il resto è una grande cavalcata, non ti accorgi neanche e sei già verso la fine del concerto quando Glen canta Song of Good Hope, intimamente emozionante ed impreziosita da in tappeto discreto di archi. Ma non è finita. La band rientra ed è tempo di "The Weight", in omaggio al recentemente scomparso Levon Helm. Infine, lineup al completo in acustico e si chiude con la divertentissima Passing Through, pezzo reso celebre da Leonard Cohen. Ogni strofa è cantata da un musicista diverso, e il ritornello da tutti pubblico compreso.
Il concerto è terminato, ma non la serata. Infatti, in compagnia di uno sparuto gruppo di persone, attendo Glen per un po' all'ingresso del teatro. Quando esce, con estrema gentilezza concede attenzione a ciascuno di coloro che vogliono parlargli, e chiaccheriamo con lui per una buona mezz'ora. E' famoso in tutto il mondo, ha vinto un Oscar, suona e canta nei piu prestigiosi teatri d'America, ha accompagnato Eddie Vedder in tour, ma si comporta con estrema umiltà, senza credersi superiore a nessuno.
Sunday, June 24, 2012
Friday, June 22, 2012
Saudade
"Tutti noi abbiamo provato dentro
di noi quella che i portoghesi chiamano saudade, che si traduce in
un'inspiegabile desiderio, in un'anonima ed enigmatica brama dell'anima,
ed é quel sentimento che vive nei regni dell'immaginazione e
dell'ispirazione ed é il terreno fertile per la canzone triste, la
canzone d'Amore. Saudade é il desiderio d'essere trasportati
dall'oscurità fino alla luce, di essere toccati dalla mano di colui che
non é di questo mondo. La Canzone d'Amore é la luce di Dio, giù nel
profondo, che si fa largo tra le nostre ferite"
(Nick Cave)
(Nick Cave)
Thursday, June 21, 2012
Sunday, June 17, 2012
Pizzeria da g̶̶e̶̶n̶̶n̶̶a̶̶r̶̶ Carlo
E' tempo di dedicarsi alla cucina qui a San Sebastian. E cosa c'è di meglio di una pizza fatta con materie prime naturali e genuine a kilometro zero? Una pizza rustica, dai bordi irregolari che ricordano le nostre coste, arricchita da foglie di basilico cresciuto all'aria marittima. Ho rubato la semplicità dei sapori antichi per proporre un prodotto che affonda le radici nella sapienza di un tempo.
Saturday, June 16, 2012
Thursday, June 14, 2012
L’angelo di Reims
Sei pronto?
l’angelo sorride
lo chiedo, anche se so
che certo tu sei pronto
(...)
ma tuttavia
in questa rosea pietra sgretolata
levando il braccio
scheggiato dalla guerra mondiale
consentimi tuttavia di ricordarti:
sei pronto?
Alla peste, alla fame, all’ira che si abbatte su di noi?
Certo, è tutto importante, ma non è di questo che voglio parlarti
Non è questo che ho il dovere di rammentarti.
Non per questo sono stato inviato.
Io ti dico:
tu
sei
pronto
a una felicità incredibile?
Ol’ga Aleksandrovna Sedakova
l’angelo sorride
lo chiedo, anche se so
che certo tu sei pronto
(...)
ma tuttavia
in questa rosea pietra sgretolata
levando il braccio
scheggiato dalla guerra mondiale
consentimi tuttavia di ricordarti:
sei pronto?
Alla peste, alla fame, all’ira che si abbatte su di noi?
Certo, è tutto importante, ma non è di questo che voglio parlarti
Non è questo che ho il dovere di rammentarti.
Non per questo sono stato inviato.
Io ti dico:
tu
sei
pronto
a una felicità incredibile?
Ol’ga Aleksandrovna Sedakova
Wednesday, June 13, 2012
Rhythm and Repose (2012)
“Quando
canti con il cuore non ci sono note sbagliate.” Chi ha fatto questa
affermazione è Glen Hansard, e nessuno più di lui può dirlo. Lui
che abbandonò la scuola per andare a fare il “busker”, ovvero il
cantante di strada, per le strade di Dublino. Le ferite e le
lacerazioni fisiche impresse nella sua fedele chitarra possono ben
rappresentare quelle che ha vissuto lui in quel periodo, la sua
immersione nelle miserie e nelle fatiche umane. Dopo molti anni che
lo hanno visto leader dei Frames,
gruppo rock irlandese, varie vicende della vita lo
portano a conoscere la cantante ceca Marketa Irglova. I due nel 2006
hanno girato il film indipendente Once in cui interpretano se
stessi e la loro storia d'amore con una delicatezza ed un reciproco
rispetto davvero inusuale in questi tempi. Il premio Oscar come
migliore colonna sonora darà lorò il successo mondiale, e sarà
seguito da tour e album del nuovo gruppo formatosi, gli Swell
Season. Dopo due bellissimi dischi, il duo si separa, forse anche
per ragioni sentimentali.
Esce
in questi giorni Rhythm and Repose, il primo disco da solista
di Glen Hansard.
Ritmo
e riposo, l'alternanza di questi due aspetti è ciò che scandisce la vita. E' un disco intenso, meditativo; in cui,
come suggerisce il titolo, una costante profondità tutta irlandese
viene illuminata da rari sprazzi di esplosione. Hansard ci parla
dell'amore tra uomo e donna e del desiderio, della tristezza, e della
malinconia che ne derivano. Una malinconia che deriva dalla necessità
di trovare un tu a cui rivolgersi. Infatti ci parla di uomini che
smarriscono la strada, e cercano una via per ritrovarla. Come nella
splendida Bird of sorrow:
Hai
sprecato più di quanto si possa prendere in prestito,
hai
scommesso le tue gioie sul domani
nella
speranza che qualcuno ritorni
mentre
intorno tutto sta andando a fuoco
Può
un amore perso ritrovarsi? Si può ritrovare “un cuore buono”
pronto ad amarti nonostante i tuoi sbagli, si chiede il cantante?
Nonostante l'incertezza e la paura io rimango qui, risponde,
aggrappandomi alla mia piena fede.
In
Philander nonostante il difficile rapporto con la persona
amata il protagonista dice, quasi come una promessa e una richiesta
di redenzione:
And I'm always gonna love you
And I'm never gonna stray
Cercherò
di essere migliore, non mi allontanerò più.
Incontriamo
anche canzoni più spensierate, come la deliziosa Love don't leave me waiting, che scorre piacevole come una brezza estiva. Qui la voce
di Glen Hansard si fa più delicata, e una azzeccata sezione di fiati
contribuisce a fare il resto.
Probabilmente
High Hope è la vera perla del disco. Come la definisce
l'autore, è una canzone che parla della possibilità nel futuro di
incontrare di nuovo una persona persa. Troviamo al suo interno
riecheggiare l'evangelico “perdere tutto per guadagnare sè
stessi”:
'Cause
I've been living in a half-life
Not
sure which way to turn. Why must a man
lose
everything to find out what he wants
Dal
punto di vista musicale, in questa canzone troviamo l'impatto sonoro
più forte del disco, in cui la potenza della voce di Glen Hansard si
sprigiona come un grido intenso ed espressivo capace di travolgere lo
spettatore:
I'm
gonna see you there.
There.
(After all we've seen, we can do anything)
There.
(Where the good times come, where we are forever young)
There.
(Where the heart is strong, where you come forevermore)
There.
(Where we can be. Where we can be natural)
There.
(I'm gonna see you there.)
“Dopo
tutto quello che ci è capitato, troveremo un posto dove essere per
sempre giovani, dove tu arriverai per sempre, dove finalmente potremo
essere naturali”. E' un grido che anela a qualcosa di eterno,
richiamando ad una speranza che in tutto il disco non manca mai. La
tristezza infatti non cede mai alla disperazione, perchè c'è sempre
un punto da cui ripartire, anche nei momenti più tragici. Come
avviene in Song of good hope, dedicata ad un amico che non c'è
piu.
Starai
bene amico, ci sono solo dei fiumi e dei torrenti
tra
te e ciò che desideri.
Guarda
i segni che ci sono. Capirai cosa significano.
Starai
meglio. Solo stammi vicino,
e
possa questa canzone di speranza buona accompagnarti attraverso
tutto.
“Speranza”
sembra essere la parola più ricorrente in tutto il disco. Per questo
l'altra faccia della tristezza che ci viene raccontata è la
bellezza. Non una qualunque, ma una bellezza durevole ed
inossidabile. Il canto di Glen Hansard è un “canto di buona
speranza”. Per meno di questo non vale la pena di ascoltare musica.
Friday, June 08, 2012
Sono piu vecchio di Bruce
Si, perchè quando dopo 3 ore e 50 minuti di concerto ero sfinito, quasi ti avrei chiesto io di smettere. Ma come fai a 63 anni ad avere l'energia per continuare? E fare quasi 4 ore di concerto e 33 canzoni? Hai dato tutto, hai corso, hai saltato, hai ballato, hai recitato, incitato, sculettato, urlato... Va bene, come hai detto tu Milano e San Siro in particolare sono la tua platea preferita, ma io non mi aspettavo una cosa cosi. Mi aspettavo un gran concerto, ma nulla di troppo diverso dai molti che ho visto in passato. E mi hai fregato ancora. Sei riuscito ancora una volta a rendere epica una serata. A farti capire che i sogni, le speranze, la storia del rock si sta svolgendo in quel preciso istante di tempo e in quel preciso luogo dove ti trovi tu ad ascoltare.
Per carità, Bruce, le tue canzoni "da stadio" (le varie Dancing in the Dark, Hungry Heart, Cadillac Ranch...) sono divertenti, viste tante volte, ma io preferisco il tuo altro lato, quello piu intimo. E devo dire che è venuto a galla quando ti sei messo al pianoforte a fare "The Promise", da pelle d'oca. Che ci parla di quella speranza che tu ci inviti sempre a stringere con i pugni. Che regalo, grazie.
E che dire del momento in cui 60mila persone erano con le mani in aria a cantare con te:
"...with these hands
I pray Lord..."
O quando, con fare da affettuoso papà, hai tirato sul palco quella bimba facendola cantare di fronte a 70 mila persone, rassicurandola e cantandole nell'orecchio?
Io ero li davanti, nelle prime file. Probabilmente non mi hai visto, ma so che nel salutare negli occhi le persone poco più avanti era come se volessi ringraziare individualmente ciascuno dei presenti, e soprattutto di quelli che ti considerano un vecchio amico e compagno di viaggio.
Non pensavo che avrei scritto riguardo a questo concerto. Ma mi hai fatto cambiare idea.
PS. E se volete leggere quello che non sono riuscito a scrivere in queste poche righe, fidatevi, leggete qua.
"[Bruce] ci ha ritrovati ieri sera ad affermare che sì, in un mondo che stritola ogni giorno sempre di più speranza e amore e ideali, questa musica e certe canzoni possono davvero essere la piattaforma da cui ripartire ogni giorno, sono uno spazio di autentica libertà dove l'uomo può ritrovare se stesso e la consistenza dei suoi desideri. Lo si è capito quando stringeva la manina di quella bambina emozionata davanti a 70mila: altro che sesso e droga. Ieri sera era solo rock'n'roll, e del migliore. E ci ha resi uomini migliori." (P.Vites)
Hai riportato il rock a quella sua dimensione messianica delle origini, Bruce.
Ora capisco perchè una serata come questa ha a che fare con la redenzione.
foto fatta ieri, non rende giustizia alla nostra vicinanza
con "Professor" Roy Bittan:
con Gary W. Tallent:
Con Bruce: (spero presto...)
Ps. è stato il 2 concerto piu lingo della storia di Bruce Springsteen, secondo solo al New Year's Eve concert al Nassau Coliseum, December 31, 1980
Per carità, Bruce, le tue canzoni "da stadio" (le varie Dancing in the Dark, Hungry Heart, Cadillac Ranch...) sono divertenti, viste tante volte, ma io preferisco il tuo altro lato, quello piu intimo. E devo dire che è venuto a galla quando ti sei messo al pianoforte a fare "The Promise", da pelle d'oca. Che ci parla di quella speranza che tu ci inviti sempre a stringere con i pugni. Che regalo, grazie.
E che dire del momento in cui 60mila persone erano con le mani in aria a cantare con te:
"...with these hands
I pray Lord..."
O quando, con fare da affettuoso papà, hai tirato sul palco quella bimba facendola cantare di fronte a 70 mila persone, rassicurandola e cantandole nell'orecchio?
Io ero li davanti, nelle prime file. Probabilmente non mi hai visto, ma so che nel salutare negli occhi le persone poco più avanti era come se volessi ringraziare individualmente ciascuno dei presenti, e soprattutto di quelli che ti considerano un vecchio amico e compagno di viaggio.
Non pensavo che avrei scritto riguardo a questo concerto. Ma mi hai fatto cambiare idea.
PS. E se volete leggere quello che non sono riuscito a scrivere in queste poche righe, fidatevi, leggete qua.
"[Bruce] ci ha ritrovati ieri sera ad affermare che sì, in un mondo che stritola ogni giorno sempre di più speranza e amore e ideali, questa musica e certe canzoni possono davvero essere la piattaforma da cui ripartire ogni giorno, sono uno spazio di autentica libertà dove l'uomo può ritrovare se stesso e la consistenza dei suoi desideri. Lo si è capito quando stringeva la manina di quella bambina emozionata davanti a 70mila: altro che sesso e droga. Ieri sera era solo rock'n'roll, e del migliore. E ci ha resi uomini migliori." (P.Vites)
Hai riportato il rock a quella sua dimensione messianica delle origini, Bruce.
Ora capisco perchè una serata come questa ha a che fare con la redenzione.
foto fatta ieri, non rende giustizia alla nostra vicinanza
con "Professor" Roy Bittan:
con Gary W. Tallent:
Con Bruce: (spero presto...)
Ps. è stato il 2 concerto piu lingo della storia di Bruce Springsteen, secondo solo al New Year's Eve concert al Nassau Coliseum, December 31, 1980
Thursday, May 31, 2012
Cyberteologia
Antonio Spadaro
CYBERTEOLOGIA
Pensare il cristianesimo al tempo della rete
L'ho vinto recentemente partecipando ad un contest. Mi accompagnerà durante i miei 2 mesi estivi a San Sebastian.
Ovviamente necessito anche di altri libri. Avete qualche consiglio?
Io pensavo ad 'Opinioni di un clown' di Boll, 'Il pugnale alato' di Chesterton.
Sunday, May 20, 2012
Who knows where the time goes?
Tutti
gli uccelli stanno andando via, attraverso il cielo della sera
ma come fanno a sapere che è il momento di partire?
Prima del fuoco d'inverno, starò ancora sognando
Non ho la preoccupazione del tempo
ma come fanno a sapere che è il momento di partire?
Prima del fuoco d'inverno, starò ancora sognando
Non ho la preoccupazione del tempo
Perché
chi sa in che direzione va il tempo?
Chi lo sa in che direzione va il tempo?
Chi lo sa in che direzione va il tempo?
Coste
deserte e tristi, i tuoi volubili amici stanno andando via
Ah, ma stavolta sai che è tempo che vadano
Ma io sarò ancora qui, non ho intenzione di partire
Io non faccio conto sul tempo
Ah, ma stavolta sai che è tempo che vadano
Ma io sarò ancora qui, non ho intenzione di partire
Io non faccio conto sul tempo
Perché
chi sa in che direzione va il tempo?
Chi lo sa in che direzione va il tempo?
Chi lo sa in che direzione va il tempo?
Ed
io non sono sola mentre il mio amore è vicino a me
so che sarà così finché sarà il tempo di andare
per questo vengono le tempeste in inverno e ritornano gli uccelli a primavera
Io non ho paura del tempo
so che sarà così finché sarà il tempo di andare
per questo vengono le tempeste in inverno e ritornano gli uccelli a primavera
Io non ho paura del tempo
Perché
chi sa come cresce il mio amore?
Chi lo sa in che direzione va il tempo?
Chi lo sa in che direzione va il tempo?
Saturday, May 12, 2012
Wednesday, April 25, 2012
Perchè c'è sempre un buco nel mio secchio?
Woody Guthrie, la cui musica continua a essere così importante ancora oggi, è lo spettro di questa nazione. Perché? Perché per tutta la vita è quello che ha cercato di risondere alla domanda fondamentale di Hank Williams, e cioè: perché c'è sempre un buco nel mio secchio?
(Bruce Springsteen)
Solo chi ha viva questa domanda sa fare arte.
Sunday, April 15, 2012
Ritmo e quiete
Uscirà il 19 giugno il nuovo album singolo di Glen Hansard, voce dei Frames e soprattutto degli Swell Season.

The Swell Season sono un duo composto da Glen Hansard, cantautore irlandese e Marketa Irglova, giovane pianista classica ceca.
I due, conosciutisi per varie vicende della vita, nel 2006 hanno girato un film indipendente in cui interpretano se stessi e la loro storia d'amore con una delicatezza ed un reciproco rispetto davvero inusuale in questi tempi. Il film, Once, è a mio giudizio uno dei piu bei film di sempre. Con una colonna sonora che è molto piu di una colonna sonora; si tratta di un vero album. Tant'è che ha vinto l'Oscar.
I due hanno proseguito la loro carriera pubblicando l'album 'Once' e 'Strict Joy', due tra le migliori cose musicalmente uscite negli ultimi 10 anni.
Ballate d'amore e canzoni folk in cui domina la tristezza e la malinconia, ma non la disperazione. E se in una canzone non c'è tristezza, non c'è neanche bellezza.
"Le canzoni tristi hanno il potere di allontanare la tristezza stessa. O almeno renderla più lieve. Glen e Marketa cantano l'amore triste come nessun altro, facendo della malinconia un inno positivo al cuore che anela alla bellezza eterna. (P.Vites)"
Dopo Strict Joy, le loro strade si sono momentaneamente separate. Ma il loro stile rimane lo stesso. Marketa ha pubblicato un suo disco singolo, l'ottimo "Anar" (2011)
Invece Glen Hansard farà uscire il suo "Rythm and Repose" il 19 Giugno, data che attendiamo con impazienza!

Sempre in attesa di un nuovo lavoro insieme.

The Swell Season sono un duo composto da Glen Hansard, cantautore irlandese e Marketa Irglova, giovane pianista classica ceca.
I due, conosciutisi per varie vicende della vita, nel 2006 hanno girato un film indipendente in cui interpretano se stessi e la loro storia d'amore con una delicatezza ed un reciproco rispetto davvero inusuale in questi tempi. Il film, Once, è a mio giudizio uno dei piu bei film di sempre. Con una colonna sonora che è molto piu di una colonna sonora; si tratta di un vero album. Tant'è che ha vinto l'Oscar.
I due hanno proseguito la loro carriera pubblicando l'album 'Once' e 'Strict Joy', due tra le migliori cose musicalmente uscite negli ultimi 10 anni.
Ballate d'amore e canzoni folk in cui domina la tristezza e la malinconia, ma non la disperazione. E se in una canzone non c'è tristezza, non c'è neanche bellezza.
"Le canzoni tristi hanno il potere di allontanare la tristezza stessa. O almeno renderla più lieve. Glen e Marketa cantano l'amore triste come nessun altro, facendo della malinconia un inno positivo al cuore che anela alla bellezza eterna. (P.Vites)"
Dopo Strict Joy, le loro strade si sono momentaneamente separate. Ma il loro stile rimane lo stesso. Marketa ha pubblicato un suo disco singolo, l'ottimo "Anar" (2011)
Invece Glen Hansard farà uscire il suo "Rythm and Repose" il 19 Giugno, data che attendiamo con impazienza!

Sempre in attesa di un nuovo lavoro insieme.
Friday, April 13, 2012
Sola a presidiare la fortezza
Mi ritorna in mente ogni tanto il titolo di uno dei migliori libri di Flannery O'Connor. "Sola a presidiare la fortezza". Geniale. In realtà è una raccolta di lettere scritte negli ultimi anni in cui, poco piu che trentenne, era provata dalla malattia che di li a poco se la sarebbe portata via.
Anche il titolo originale è splendido: "The Habit of Being", che potrebbe essere tradotto come "L'abitudine di essere", o "L'uso di essere". Che è una cosa che si impara in una vita.
Una delle tante cose che apprezzo di Flannery è la "spartanità" (?) della sua scrittura, il suo voler arrivare all'essenziale senza bisogno di fronzoli o retorica.
"Esito dello studio corretto di un romanzo dovrebbe essere la contemplazione del mistero in esso incarnato, ma si tratta di una contemplazione del mistero dell'intera opera e non in qualche proposizione o parafrasi. Non si tratta di scovare una morale esprimibile o una dichiarazione sulla vita."
Spesso la sua lettura spiazza, è quasi ripugnante. Ti viene sbattuta in faccia la realtà nel suo essere, spesso grottesco. Perchè, a ben pensare, tutti noi siamo grotteschi, siamo esseri incompiuti, esaltati ogni tanto da qualche slancio di altezza ma il minuto dopo ricaduti nella miseria della nostra vita. Ci pensavo nel periodo della settimana Santa, durante le letture della Passione. Come sono grotteschi e maldestri i protagonisti, da Pietro a Ponzio Pilato. Basti pensare a Pietro che promette fedeltà quasi giurando sulla sua vita e il suo onore, e poco dopo compie il peggiore dei tradimenti, quello di un amico.
Siamo incompiuti. Abbiamo bisogno dell'intervento della Grazia, di qualcosa di esterno. Infatti Flannery ama dire che la sua scrittura ha a che fare con l'intervento della Grazia in un territorio (la nostra vita) del Diavolo.
Un'altra cosa contro cui si scagliava Flannery era l'edulcorare la pillola della Fede per farla ingerire piu facilmente. Quanto è attuale tutto ciò, abituati come siamo alla bruttezza dei canti "da oratorio" cantati a squarciagola durante le messe. La O'Connor detestava tutti i racconti che insegnano una buona morale, che sono propedeutici, edificanti, tutti i libri devoti e pieni di buone intenzioni, le prediche buoniste, le forme di sentimentalismo religioso.
"Se si arrivasse a snidare il lettore cattolico attraverso la palude di lettere al Direttore e altri luoghi dove esce per un attimo allo scoperto, ci si accorgerebbe che è più manicheo di quanto la Chiesa non gli permetta. Separando quanto più possibile la natura e la grazia ha ridotto il soprannaturale a un pio cliché."
La sua scrittura è priva di buoni sentimenti, e colma di materia.
Nasce nella O'Connor l'insofferenza verso tutto ciò che riduce il cristianesimo ad altro dalla certezza nell'avvenimento dell'Incarnazione. In una lettera essa racconta di come sbottò dinanzi a chi considerava l'eucarestia "soltanto un simbolo, per quanto ben riuscito": "Beh... se è un simbolo che se ne vada pure all'inferno. ". La sua è una visione anagogica della realtà, visione che si radica in una fede ragionevole, libera e certa. Visione anagogica, ossia capace di vedere piu livelli nella realtà, in una determinata immagine o situazione.
Un altro scrittore simile nei metodi, ma diverso nei contenuti è Cormac McCharthy. Non a caso entrambi sono stati nominati da Harold Bloom tra i migliori autori del '900.
Per chi avesse voglia di approfondire su FO'C consiglio:
http://www.flanneryoconnor.it/
Saturday, April 07, 2012
Per Pasqua 2012
Cari amici,
per augurarvi buona Pasqua ho pensato di condividere con voi queste parole che ho letto l'anno scorso, e che mi sono tenuto da ricordare.
«In verità siamo tutti in attesa». Così dice la voce narrante di un racconto di Cesare Pavese (“Piscina feriale”), che amo come si amano i testi che non siamo noi a leggere, ma che leggono noi. C’è un gruppo di persone che passano il tempo ai bordi di una bella piscina color verdemare, inebriata di luce: chi si tuffa, chi prende il sole. Non importa chi sia, tutti sono “in attesa” di qualcosa che sconvolga o dia senso a quella quiete, a quella bellezza, a quella compagnia che nasconde la solitudine: «Ciascuno di noi pensa che se la piscina fosse deserta, non reggerebbe a starsene solo, sotto il cielo».
Nessuno può sfuggire in questo racconto a ciò che hanno di più proprio uomini e donne attorno o dentro alla piscina verdemare della vita: «Non si sfugge nemmeno nell’acqua alla solitudine e all’attesa». Ecco cosa siamo: un miscuglio di solitudine e attesa. Cerchiamo di lenire la solitudine con la compagnia degli uomini. Ma l’attesa? Niente e nessuno può lenirla, neanche la bella piscina dei nostri sogni e progetti: non basta, non basta mai. Inoltre proprio quegli uomini che ci fanno compagnia, nello scambio di parole e gesti, riaccendono in noi l’attesa quasi per contrasto: «La compagnia che ci facciamo serve a distrarci dalla varia attesa». Chi potrà mai lenire questa ferita del destino che non si rimargina mai?
«Che cosa deve dunque accadere?», si chiede la voce narrante verso la fine. Tutti aspettiamo nelle nostre vite, tutti attendiamo che qualcosa accada, qualcosa di nuovo, di definitivo, di risolutivo, che riempia, soddisfi, disseti la nostra attesa. Nessuno ci ha promesso niente eppure siamo sempre lì ad aspettare qualcosa che ci salvi; e per quanto le cose belle di questo mondo possano riempire per un po’ il nostro orizzonte visivo e il nostro cuore, poi inevitabilmente, la vita ci delude.
Ed è bene che ci deluda, e ci delude perché ciò che abbiamo raggiunto non è ciò che attendevamo, anche se ci eravamo illusi fosse così. La vita ci delude, perché attendiamo altro, ciò che aspettavamo non era la nostra bella piscina verdemare. Allora ci ritroviamo a fare i conti con una solitudine rinnovata e una rinnovata attesa, ora più forte: una nostalgia continua di qualcosa di nuovo e definitivo, raggiunto il quale non attendere più nulla, non avere più sete. Una nostalgia paradossale, volta al futuro, non al passato. Volta al per sempre, non ai ricordi: neanche quelli bastano mai.
L’arte tutta, dice George Steiner, ebreo agnostico, è nella condizione del sabato santo. Sospesa tra la sofferenza e la solitudine del venerdì e la speranza di liberazione, di rinascita della domenica, attende anche lei il riscatto definitivo dalle ombre. L’arte è in attesa, è l’attesa, per questo il cuore la ama e la crea, perché è come lei: attende ciò che non delude, lo cerca. Così è il sabato santo, il giorno che amo di più, perché è il giorno che assomiglia di più alla vita e agli uomini: giorno di solitudine e attesa. Il silenzio del sepolcro invade tutto e rischia di tradire ogni speranza nata attorno a quell’uomo che diceva di essere il figlio di Dio. Ma persino Lui ha deluso. Ha fallito.
«Ma siamo tutti inquieti, chi seduto e chi disteso, qualcuno contorto, e dentro di noi c’è un vuoto, un’attesa che ci fa trasalire la pelle nuda». Così finisce il racconto di Pavese. L’attesa è dentro di noi, niente potrà strapparla via. Potremo forse ignorarla, ma non sopprimerla, restiamo inquieti: l’unica cosa che vogliamo sapere è se quell’uomo è risorto e quella resurrezione c’entra con me ora, in questo istante in cui scrivo. Questa è l’unica cosa che attendiamo, se quell’uomo risorge e c’entra con me, ora, l’attesa è finita. Per questo il sabato è il giorno della donna. Di chi sa attendere la vita nove mesi nel suo grembo: è «in dolce attesa» si dice di una donna incinta. Il sabato è il giorno in cui Lei sola attende, solo lei già sa che suo Figlio non ha fallito e può modulare, col cuore spezzato dai dolori di parto del venerdì, il canto perenne della domenica: Amore mio, amore mio, eternità!
(A. D'Avenia)
Carlo
Monday, March 12, 2012
Boston 2012-02-26 2012-03-05
Prima volta negli USA. Finalmente.
Ovviamente, come prima cosa ho dovuto abbandonare l'idea di un buon caffè espresso. E se inizialmente non capivo cosa fossero quei biberon che tenevano in mano tutte le persone in ogni luogo (sui marciapiedi, nei locali, al lavoro) ho poi realizzato: caffè annacquato americano. Ma poi mi ci sono abituato anch'io.
Un'altra cosa a cui ho dovuto subito abituarmi: se chiedi un'hamburger al ristorante, sii sempre pronto a rispondere alla domanda relativa al grado di cottura.
Cosa molto positiva: un bicchiere d'acqua del rubinetto è sempre servito gratuitamente nei ristoranti; al contrario, in Italia, se solo provi a chiederlo ti guardano come un pezzente. Per non parlare del chiedere di impacchettarti il cibo non mangiato (che comunque hai pagato e ti appartiene) e portarlo a casa. Cosa del tutto normale negli USA, cosi mi hanno detto, da barboni invece in Italia.
Saturday, February 25, 2012
BOSTON
Prima del viaggio si scrutano gli orari,
gli scali, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni ( di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si aggiungono mp3 all'iphone,
si aggiornano le mappe
di google,
si scambiano valute, si dividono
dollari da euro;
prima del viaggio si manda una email a
qualche amico o parente,si controllano
laptop e cellulari, si scrive una frase
su facebook, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima
del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è OK e tutto
è per il meglio e inutile.
E ora che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.
gli scali, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni ( di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si aggiungono mp3 all'iphone,
si aggiornano le mappe
di google,
si scambiano valute, si dividono
dollari da euro;
prima del viaggio si manda una email a
qualche amico o parente,si controllano
laptop e cellulari, si scrive una frase
su facebook, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima
del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è OK e tutto
è per il meglio e inutile.
E ora che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.
Thursday, February 23, 2012
Sunday, February 12, 2012
Thursday, February 02, 2012
James Maddock - Milano 1 Feb 2012
Strepitoso concerto quello di ieri sera, che vedeva protagonisti James Maddock e David Immergluck (chitarre, mandolino, cori), in versione acustica.
Una voce roca al punto giusto, un sound fondato su melodie che paiono d'altri tempi, liriche che rimandano al romanticismo metropolitano del primo Springsteen, una chitarra che sa riempire gli spazzi con ricami d'autore.
La serata è stata tutto questo ed anche di più, quel di più che solo rare volte riesce a formarsi quando delle persone sono riunite da una musica vera.
James è stato simpaticissimo con me, abbiamo chiaccherato un quarto d'ora prima dell'inizio e, alla fine, si è "concesso" in posa per una fot...
FOLLOW UP
Abbiamo visto James anche venerdi 3 febbraio in sala civica a Pusiano. Si e no 60 persone, lui ha dato tutto come se fosse davanti a migliaia di persone.
Alla fine, torta e nocino insieme a lui!
Una voce roca al punto giusto, un sound fondato su melodie che paiono d'altri tempi, liriche che rimandano al romanticismo metropolitano del primo Springsteen, una chitarra che sa riempire gli spazzi con ricami d'autore.
La serata è stata tutto questo ed anche di più, quel di più che solo rare volte riesce a formarsi quando delle persone sono riunite da una musica vera.
James è stato simpaticissimo con me, abbiamo chiaccherato un quarto d'ora prima dell'inizio e, alla fine, si è "concesso" in posa per una fot...
FOLLOW UP
Abbiamo visto James anche venerdi 3 febbraio in sala civica a Pusiano. Si e no 60 persone, lui ha dato tutto come se fosse davanti a migliaia di persone.
Alla fine, torta e nocino insieme a lui!
Friday, January 20, 2012
Citazioni
Cari lettori, "conosco la metà di voi soltanto a metà e nutro per meno della metà di voi metà dell affetto che meritiate"; percui vi lascio alcune citazioni che mi hanno accompagnato nelle settimane passate:
C'é qualcosa di oscuro dentro me, nascosto fra i pensieri, che non posso misurare con la ragione, una vita che non posso esprimere a parole,
eppure é la mia vita... (R.M. scrittore)
"Vi è né felicità né infelicità a questo mondo, è soltanto il paragone di uno stato ad un altro, ecco tutto. Quegli solo che ha provato l’estremo dolore è atto a gustare la suprema felicità. Bisognava aver bramato la morte, Maximillien, per sapere quale bene è vivere. Vivete dunque e siate felici, figli prediletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: aspettare e sperare…"
(A.D. scrittore)
Come può esser ch’io non sia più mio?
O Dio, o Dio, o Dio,
chi m’ha tolto a me stesso,
c’a me fusse più presso0
o più di me potessi che poss’io?
O Dio, o Dio, o Dio,
come mi passa el core
chi non par che mi tocchi?
Che cosa è questo, Amore,
c’al core entra per gli occhi,
per poco spazio dentro par che cresca?
E s’avvien che trabocchi?
(Michelangelo Buonarroti, Rime 8)
"Il cuore non è altro che una fila di stanze, sempre più piccole,una immette in un'altra attraverso una porta chiusa e scale che scendono. Sono in tutto sette stanze. Il cuore del cuore è la settima, la più difficile da raggiungere, ma la la più luminosa perché le pareti sono di cristallo. Gioia e dolore vengono da quella stanza e sono la chiave per entrarci. Gioia e dolore piangono le stesse lacrime, sono la madreperla della vita, e quel che conta nella vita è mantenere intatto quel pezzetto di cuore, così difficile da raggiungere, così difficile da ascoltare, così difficile da donare, perché lì tutto è vero" (A. D'Avenia, Cose che nessuno sa)
"Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare" (Gandalf)
Varie
E' da parecchio che non aggiorno questo blog...
Il tempo è poco per chi lavora sodo come me, lo sappiamo, ma nonostante i gravosi impegni cerco sempre di ritagliare un po' di tempo per aggiornare la mia pagina facebook ed aggiornare la pagina con la lista dei miei libri letti.
So che sono un cattivo scolaro, sono troppo pigro per aggiornare costantemente queste pagine, ma non voglio neanche far morire il blog.
Eh si, è davvero parecchio che non scrivo qui... nel frattempo sono stato un mese a San Sebastian...posto fantastico, clima primaverile anche a Novembre inoltrato (come si puo vedere dalla foto qui sotto, scattata dal mio terrazzo).
E' stato un mese faticoso, sono stato da solo e ho sentito la mancanza del suolo natio. Per fortuna nello stesso periodo c'era a Sanse la mia collega Simona, con figlio di 2 anni e suoceri. Questi ultimi sono stati prodigiosi, tutte le domeniche mi invitavano per deliziosi banchetti a base di pesce (e non, visto che ho mangiato anche la casoeula per non dimenticare le mie origini).
Clima mite, gente accogliente, buon cibo, poco traffico, aria pulita; potrei prendere in considerazione Sanse come posto per i prossimi 2-3 anni...vedremo!
Il tempo è passato, sono tornato a casa, e subito la 1° ricorrenza: il matrimonio di Banzo:
In seguito, un bel week-end riposante in val Pusteria, paradiso per chi ama la montagna:
Arrivato il Natale, tra i vari doni ricevuti ne segnalo uno molto gradito (notare l'edizione):
Per il mio compleanno, inceve, mi sono regalato un altro libro (vedi link), che consiglio vivamente a tutti.
Segnalo, per chi si fosse perso l'immenso film The Tree of Life, la mia recensione apparsa su Bombacarta.
Nel frattempo, è stato annunciato il tour 2012 di Bruce, e prontamente ho recuperato i biglietti per almeno una data. Il nuovo album, Wrecking Ball, uscirà il 6 marzo:
Chi volesse, puo anche ascoltare il nuovo singolo, direttamente qui. Mi astengo da ogni commento.
Invece, propongo l'ascolto del nuovo immenso album di Tom Waits, Bad as Me; il cagnaccio rognoso non delude mai!
Il tempo è poco per chi lavora sodo come me, lo sappiamo, ma nonostante i gravosi impegni cerco sempre di ritagliare un po' di tempo per aggiornare la mia pagina facebook ed aggiornare la pagina con la lista dei miei libri letti.
So che sono un cattivo scolaro, sono troppo pigro per aggiornare costantemente queste pagine, ma non voglio neanche far morire il blog.
Eh si, è davvero parecchio che non scrivo qui... nel frattempo sono stato un mese a San Sebastian...posto fantastico, clima primaverile anche a Novembre inoltrato (come si puo vedere dalla foto qui sotto, scattata dal mio terrazzo).
E' stato un mese faticoso, sono stato da solo e ho sentito la mancanza del suolo natio. Per fortuna nello stesso periodo c'era a Sanse la mia collega Simona, con figlio di 2 anni e suoceri. Questi ultimi sono stati prodigiosi, tutte le domeniche mi invitavano per deliziosi banchetti a base di pesce (e non, visto che ho mangiato anche la casoeula per non dimenticare le mie origini).
Clima mite, gente accogliente, buon cibo, poco traffico, aria pulita; potrei prendere in considerazione Sanse come posto per i prossimi 2-3 anni...vedremo!
Il tempo è passato, sono tornato a casa, e subito la 1° ricorrenza: il matrimonio di Banzo:
In seguito, un bel week-end riposante in val Pusteria, paradiso per chi ama la montagna:
Arrivato il Natale, tra i vari doni ricevuti ne segnalo uno molto gradito (notare l'edizione):
Per il mio compleanno, inceve, mi sono regalato un altro libro (vedi link), che consiglio vivamente a tutti.
Segnalo, per chi si fosse perso l'immenso film The Tree of Life, la mia recensione apparsa su Bombacarta.
Nel frattempo, è stato annunciato il tour 2012 di Bruce, e prontamente ho recuperato i biglietti per almeno una data. Il nuovo album, Wrecking Ball, uscirà il 6 marzo:
Chi volesse, puo anche ascoltare il nuovo singolo, direttamente qui. Mi astengo da ogni commento.
Invece, propongo l'ascolto del nuovo immenso album di Tom Waits, Bad as Me; il cagnaccio rognoso non delude mai!
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