Monday, October 03, 2011

In ogni cosa ho voglia di arrivare
sino all’essenza.
Nel lavoro, nella ricerca della strada,
nel tumulto del cuore.
Sino all’essenza dei giorni passati,
sino alla loro ragione,
sino ai motivi, sino alle radici,
sino al midollo.
Boris Pasternak

Friday, August 26, 2011

Pillola tecnologica

Cosa perdiamo e cosa guadagnamo con l'utilizzo delle nuove tecnologie, in particolare di internet e del web 2.0?
Mi accorgo sempre di più di come internet rischi di diventare quasi una droga per me: la possibilità di avere un'infinità di notizie in tempo sempre più reale è sicuramente un'opportunità. Ma dietro di essa si cela anche una grande insidia. Vengo catapultato in un vortice di notizie, mondi diversi. Inizio a leggere un articolo, e mi spunta l'idea di un collegamento, percui apro una nuova pagina web e inizio una nuova ricerca. Nel frattempo, per non perdere tempo mentre si sta caricando, ne apro un'altra e controllo la mia mail. Mi ricordo anche che devo scaricare quell'articolo che mi è venuto in mente stanotte. E poi, perchè no, apriamo anche il sito del giornale online, così rimaniamo informati sulle ultime notizie del giorno.
Multitasking. Faccio molte cose insieme, non perdo una frazione di secondo di tempo, mi apro a tante realtà diverse, amplio la mia conoscenza.
Certo, tutto ciò è molto attraente.
Ma cosa ci sto perdendo? Mi rendo conto che questo spostamento continuo della mia attenzione da un soggetto ad un altro, mi sta portando via una cosa molto importante. La capacità di concentrarmi e penetrare in profondità; in un testo, in un argomento, in un un momento, in un'immagine, in un gusto. Il rischio è perdere la dimensione di profondità nelle cose, e viaggiare solo in superficie galleggiando.
Il rischio è non essere più capaci di immergersi in un libro e coglierne le risonanze, ricordarne i luoghi, i fatti, le frasi. Noto anche un impoverimento (e "impigrimento") della mia memoria. A cosa serve ricordare, se puoi perfino immagazzinare le pagine che ti hanno colpito in un server come avviene con instapaper? Quanta più memoria avevo alle elementari o alle medie, quando ero anche capace di memorizzare pezzi dell'Iliade, o poesie di Leopardi e Montale.
Non sto dando un giudizio morale sulla tecnologia, nè penso che ciò sia interessante. Ovviamente, come già si è detto e ripetuto, uno strumento non è bene o male di per sè. Occorre un criterio con cui lo si utilizzi, e in primo luogo la presa di coscienza dei rischi che esso comporta.

Un ultimo breve esempio che mi colpisce ogni volta che ci penso.
Ogni volta che esce un disco musicale di un artista a me caro, basta un clic e me lo trovo in formato mp3 sul computer. Spesso e volentieri questo accade anche vari giorni prima dell'uscita ufficiale. Fantastico.
Questa possibilità mi ha dato l'opportunità di ampliare i miei gusti, di "provare" nuovi stili musicali, di capire meglio ciò che mi piace e ciò che non mi piace. Semplice, se c'è un album che mi ispira, lo scarico, lo provo, e decido. E' grazie a questa opportunità se ora conosco molti artisti che altrimenti avrei ignorato. Ad esempio, molti cantanti della scena indie americana. Sono debitore di questa tecnologia.
Mi viene da fare un paragone, però, con il (breve) periodo che ho vissuto quando tutto ciò non era possibile. Mi ricordo quando passavo davanti alla vetrina del music-store vicino a casa mia, e mi fermavo ad ammirare le copertine degli album di Springsteen che allora non possedevo ancora. E l'emozione quando entravo nel negozio per acquistarne uno. E l'impazienza nel tornare a casa per scartare la confezione. Una volta aperto il cd, mi mettevo rilassato in camera mia, aprivo il libretto dei testi, e iniziavo un ascolto attento del cd. Magari non tutte le canzoni in un unico momento, per non rovinarmi tutto. Le settimane successive erano condite da un riascolto sempre più attento dei brani, col mio fedele lettore cd.
Mi manca un po' tutto questo.

E non intendo perderlo.

Wednesday, July 13, 2011

Citazione

“The man who believes that the secrets of the world are forever hidden lives in mystery and fear. Superstition will drag him down. The rain will erode the deeds of his life. But that man who sets himself the task of singling out the thread of order from the tapestry will by the decision alone have taken charge of the world and it is only by such taking charge that he will effect a way to dictate the terms of his own fate.”
— Cormac McCarthy

"L'uomo che crede che i segreti del mondo siano nascosti per sempre, vive nel mistero e la paura. La superstizione lo trascina sempre piu in basso. La pioggia erodera' le gesta della sua vita. Ma quell'uomo che si pone il compito di individuare il filo di ordine dall'arazzo, a causa della sua decisione, avra' preso in carico il mondo ed è solo in virtu' di tale presa in carico che egli effettuerà un modo per dettare i termini del suo stesso destino. "
Cormac McCarthy

Tuesday, July 12, 2011

Friday, July 01, 2011

L'inizio di qualcosa di grande

Mio fratello Clarence Clemons
di Bruce Springsteen

L'elogio funebre di Bruce Springsteen per  "il mio sassofonista, la mia
ispirazione, il mio compagno, il mio amico di una vita"

" Sono rimasto qui seduto ad ascoltare tutti che parlavano di Clarence, e a
guardare quella foto di noi due. È un’immagine di Scooter e The Big Man,
personaggi che qualche volta eravamo [il riferimento è a una canzone di
Springsteen, Tenth Avenue Freeze-Out, che racconta la storia della
formazione della E Street Band, NdR]. Come potete vedere nella foto,
Clarence si sta ammirando i muscoli e io cerco di non farci caso mentre mi
appoggio a lui. Mi sono appoggiato molto a Clarence; in un certo senso, ci
ho costruito sopra una carriera.

Quelli di noi che hanno condiviso la vita di Clarence, hanno condiviso con
lui il suo affetto e la sua confusione. Anche se “C” si addolcì con gli
anni, era sempre in movimento, selvaggio e imprevedibile. Oggi vedo seduti
qui i suoi figli Nicky, Chuck, Christopher e Jarod, e vedo riflesse in loro
molte delle qualità di “C”. Vedo la sua luce, la sua oscurità, la sua
dolcezza, la sua asprezza, la sua gentilezza, la sua rabbia, la sua
brillantezza, la sua bellezza e la sua bontà. Ma, come voi ragazzi sapete,
vostro padre non era una passeggiata. “C” visse una vita in cui ha fatto
quello che voleva fare, e ha lasciato cadere dove volevano i frammenti,
umani o di altro genere. Come molti di noi, vostro papà era capace di
momenti di grande magia, ma anche di fare un discreto casino. Questa era,
semplicemente, la natura del vostro papà e del mio stupendo amico. L’amore
incondizionato di Clarence, che era molto reale, si esprimeva a un sacco di
condizioni. Vostro papà era come un grande cantiere, e c’erano sempre lavori
in corso. I percorsi di “C” non erano mai lineari, la sua vita non andò mai
lungo una linea retta. Non andava mai così: A… B… C… D. Era sempre una cosa
come A… J… C… Z… Q… I…! Questo era il modo in cui ha vissuto Clarence e con
cui si è fatto strada nel mondo. So che questo può farvi soffrire e
confondervi, ma vostro padre era una persona che aveva in sé molto amore, e
so che amava molto ciascuno di voi.

Ci voleva un sacco di gente per occuparsi di Clarence Clemons. Tina, sono
molto contento che tu sia qui. Grazie per esserti presa cura del mio amico,
per avergli voluto bene. Victoria, tu sei stata una moglie amorevole,
gentile e attenta per Clarence, e hai fatto una grande differenza nella sua
vita, in un periodo in cui le cose andavano sempre bene. A tutti coloro che
hanno fatto parte del gruppo di persone che hanno aiutato “C”, troppi per
essere nominati ad uno ad uno: voi sapete chi siete e vi ringrazio. La
vostra ricompensa vi aspetta ai cancelli del cielo. Il mio amico era un osso
duro, ma ha portato nella vostra vita alcune cose che erano uniche: e quando
accendeva quella luce, quella dell’amore, illuminava il vostro mondo. Sono
stato abbastanza fortunato da restare in quella luce per quasi 40 anni,
vicino al cuore di Clarence, nel tempio dell’anima.

E ora un po’ di ricordi: fin dai primi giorni in cui io e Clarence abbiamo
viaggiato insieme, tiravamo fino all’ora di ritirarci nelle nostre camere, e
in pochi minuti “C” trasformava la sua in un mondo a parte. Venivano fuori
le sciarpe colorate da stendere sopra le lampade, le candele aromatizzate,
l’incenso, l’olio di patchouli, le erbe; la musica e il giorno in giro
venivano messi da parte, lo spettacolo andava e veniva, e Clarence lo
Sciamano regnava e faceva le sue magie, notte dopo notte. La capacità di
Clarence di divertirsi era incredibile. A 69 anni se l’era passata alla
grande, perché aveva già vissuto almeno dieci vite, 690 anni nella vita di
un uomo medio. Ogni notte, in qualsiasi luogo, la magia saltava fuori dalla
sua valigia. Appena il successo glielo permise, anche la stanza dei suoi
vestiti si riempì degli stessi trucchi della sua stanza dell’albergo: fino a
che una visita in quel guardaroba non diventò come un viaggio in una nazione
straniera che ha appena trovato enorme riserve di petrolio. “C” sapeva
sempre come vivere. Molto prima che Prince venisse svezzato, un’aria di
misticismo licenzioso era la regola nel mondo di Big Man. Io ci entravo
dalla mia stanza, che aveva parecchi divani carini e qualche armadietto da
spogliatoio, e mi meravigliavo delle cose che stavo sbagliando! A un certo
punto, lungo la strada, tutto questo fu battezzato il Tempio dell’anima; e
“C” presiedeva sorridente sui suoi segreti e i suoi piaceri. Essere ammessi
alle meraviglie del Tempio era qualcosa di delizioso.

Mio figlio Sam, da bambino, rimase incantato da Big Man. Non c’è da
meravigliarsi: per un bambino, Clarence era un torreggiante personaggio
delle fiabe, qualcosa di uscito da un libro di favole molto esotico. Era un
gigante con i rasta, con grandi mani e una voce profonda e melliflua,
addolcita dalla gentilezza e dal rispetto. E per Sammy, che era solo un
piccolo bambino bianco, lui era profondamente e misteriosamente nero. Agli
occhi di Sammy, “C” deve essere apparso come se l’intero continente africano
fosse stato raffreddato attraverso l’America e poi preparato come una figura
accogliente e amorevole. Per cui Sammy decise di trascurare le mie camicie
da lavoro e rimase affascinato dai completi di Clarence e dai suoi abiti
regali. Si rifiutò di salire sul furgone di suo padre e scelse invece la
lunga limousine di “C”, sedendosi al suo fianco durante il lento percorso
fino allo spettacolo. Decise che cenare davanti al pub della sua città
d’origine non gli interessava più, e si allontanò bighellonando per
scomparire nel Tempio dell’anima.

Naturalmente, anche il padre di Sam era rimasto incantato, dalla prima volta
in cui ho visto il mio compare uscire a passo lungo e deciso dalle ombre in
un bar mezzo vuoto di Asbury Park, con la strada che si apriva davanti a
lui; ora arriva mio fratello, il mio sassofonista, la mia ispirazione, il
mio compagno, il mio amico di una vita. Stare vicino a Clarence era come
stare di fianco al peggior stronzo del pianeta. Eri fiero, eri forte, eri
eccitato e ridevi per quello che succedeva, per quello che, insieme, saresti
stato capace di fare. Ti sentivi come se quello che portava il giorno o la
notte non importasse niente, niente ti poteva toccare. Clarence poteva anche
essere un uomo fragile, ma emanava energia e sicurezza, e in qualche strano
modo diventammo l’uno il protettore dell’altro. Penso che forse ho protetto
“C” da un mondo in cui ancora non era così facile essere grandi e neri. Il
razzismo era sempre presente e durante gli anni insieme lo abbiamo visto. La
celebrità di Clarence e la sua stazza non lo rendevano immune. Penso che
forse “C” ha protetto me da un mondo in cui non era sempre così facile
essere un ragazzo bianco insicuro, strano e magrolino. Ma insieme eravamo
dei veri stronzi, ogni notte, nel nostro territorio, alcuni tra i peggiori
stronzi del pianeta. Eravamo uniti, eravamo forti, avevamo ragione, eravamo
inamovibili, eravamo divertenti, eravamo sdolcinati nel peggiore dei modi e
seri come la morte stessa. E arrivavamo nella vostra città per scuotervi e
svegliarvi. Insieme abbiamo raccontato una storia più vecchia di noi, e più
ricca, sulle possibilità dell’amicizia. Una storia che va oltre quelle che
posso aver scritto nelle mie canzoni e nella mia musica. Clarence se la
portava nel cuore. Era una storia in cui Scooter e Big Man non solo
spaccavano in due la città, ma spaccavamo anche i culi e ricostruivamo la
città, dandole la forma di un posto dove la nostra amicizia non sarebbe
stata così un’anomalia. E questo… questo è quello che mi mancherà. La
possibilità di rinnovare quel voto e replicare quella storia ogni notte,
perché questo è qualcosa, questo è quella cosa che abbiamo fatto insieme…
noi due. Clarence era grande, e mi faceva sentire, pensare, amare e sognare
in grande. Quanto era grande Big Man? Troppo grande per morire, cazzo. E
questi sono semplicemente i fatti. Puoi metterlo sulla sua lapide, puoi
tatuartelo sul cuore. Devi accettarlo… è il futuro.

Clarence non lascia la E Street Band, morendo. La lascia quando moriamo noi.

E così mi mancherà il mio amico, il suo sassofono, la forza della natura che
il suo suono era, la sua gloria, la sua follia, i suoi successi, la sua
faccia, le sue mani, il suo senso dell’umorismo, la sua pelle, il suo naso,
la sua confusione, la sua energia, la sua pace. Ma il suo amore e la sua
storia, la storia che mi ha dato, che mi ha sussurrato nell’orecchio, che mi
ha permesso di raccontare e che ha dato a voi, quella storia continuerà. Non
sono un mistico, ma l’influenza, il mistero e l’energia di Clarence, e la
mia amicizia, mi portano a credere che siamo dovuti stare uno di fianco
all’altro in tempi diversi, più antichi, lungo altri fiumi, in altre città,
in altre campagne, facendo la nostra modesta versione del lavoro di Dio… un
lavoro che non è ancora finito. Per cui non saluterò il mio fratello, dirò
semplicemente: arrivederci alla prossima vita, di nuovo per strada, dove
riprenderemo un’altra volta quel lavoro, e lo finiremo.

Big Man, grazie per la tua gentilezza, la tua forza, il tuo impegno, il tuo
lavoro, la tua storia. Grazie per il miracolo, e per aver permesso a un
piccolo ragazzo bianco di infilarsi nella porta laterale del Tempio
dell’Anima.

QUINDI SIGNORE E SIGNORI… LAST BUT NOT LEAST. ECCO A VOI IL MAESTRO DEL
DISASTRO, IL BIG KAHUNA, L’UOMO CON UN DOTTORATO IN SAXUAL HEALING, IL DUCA
DI PADUCAH, IL RE DEL MONDO, OCCHIO, OBAMA! IL PROSSIMO PRESIDENTE NERO
DEGLI STATI UNITI ANCHE SE E’ MORTO… VORRESTE ESSERE COME LUI MA NON POTETE!
SIGNORE E SIGNORI, L’UOMO PIU’ GRANDE CHE ABBIATE MAI VISTO!… DATEMI UNA
C-L-A-R-E-N-C-E. COS’HAI DETTO? CLARENCE! COS’AVETE DETTO? CLARENCE!
COS’AVETE DETTO? CLARENCE! … amen. [il riferimento è alle presentazioni
della sua band che Springsteen fa durante i concerti, NdR]

Vi lascerò oggi con una citazione dello stesso Big Man, che mi ha dato
durante un volo verso casa da Buffalo, l’ultima tappa dell’ultimo tour.
Mentre festeggiavamo facendoci i complimenti e raccontandoci storie dei
tanti show epici, notti incasinate e bei momenti che avevamo passato
insieme, “C” si è seduto tranquillo, come per assorbire tutto, poi ha alzato
gli occhiali, ha sorriso e ha detto a tutti quanti:


“Questo potrebbe essere l’inizio di qualcosa di grande”.

Ti voglio bene, “C”.  "

Clarence Clemons, grande musicista e leggendario sassofonista nella band di
Bruce Springsteen, è morto lo scorso 18 giugno. Questo è il testo
dell’elogio funebre pronunciato da Sprihgsteen al funerale e pubblicato oggi
sul suo sito, “leggermente rivisto”.

Monday, June 27, 2011

Wednesday, June 22, 2011

You're missing: Clarence Clemons, 1942-2011

Il nostro amico Clarence Clemons ci ha lasciati.
E' incredibile il senso di mancanza che porterà nella EStreetBand e in tutti noi fans.
La sua statura imponente (Big Man, lo chiamavamo), il suo enorme sax scintillante, il suo saluto al pubblico a mani giunte, i suoi siparietti con Bruce...
Da ora suonerai il sax al cospetto di un altro Boss.

http://www.pointblankmag.com/nuevo/wp-content/uploads/2011/06/CCBS.jpg

Ecco l'epica copertina del piu grande album rock della storia: Born to Run. Quest'immagine racchiude e sintetizza l'idea di ciò che è la musica per Bruce: un abbraccio di un fratello, senza il quale non ti sostieni da solo.


http://www.pointblankmag.com/nuevo/wp-content/uploads/2011/06/ClassicBruceClarence1.jpg

Ecco il comunicato ufficiale:

 It is with overwhelming sadness that we inform our friends and fans that at 7:00 tonight, Saturday, June 18, our beloved friend and bandmate, Clarence Clemons passed away. The cause was complications from his stroke of last Sunday, June 12th.

Bruce Springsteen said of Clarence: Clarence lived a wonderful life. He carried within him a love of people that made them love him. He created a wondrous and extended family. He loved the saxophone, loved our fans and gave everything he had every night he stepped on stage. His loss is immeasurable and we are honored and thankful to have known him and had the opportunity to stand beside him for nearly forty years. He was my great friend, my partner, and with Clarence at my side, my band and I were able to tell a story far deeper than those simply contained in our music. His life, his memory, and his love will live on in that story and in our band.

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Saturday, June 18, 2011

Brutte e belle novità

Iniziamo dalle brutte notizie.

Pochi giorni fa Clarence Clemons è stato colto da ictus.
Secondo un amico vicino a Clarence "gli amici e i medici sono sorpresi dai miglioramenti che sta facendo. Da tener presente che è assistito dalle macchine (respiratore artificiale, suppongo). Ma i segni vitali continuano a migliorare e lo scopo è riuscire a staccarlo da ogni macchina quando starà meglio. Sarà comunque un lungo canmmino e ci saranno molte cose che dovrà imparare di nuovo, Ma siamo speranzosi su un suo recupero completo. Non sappiamo ancora se sarà possibile, ma i movimenti e la responsività sul suo lato sinistro (del corpo) è un buon segno."
Clarence, siamo con te.
 http://www.drfunkenberry.com/wp-content/uploads/2011/06/bruce.jpg

Ed ora una bella notizia:  
BRUCE SPRINGSTEEN NUOVO DISCO - E' Ron Aniello il produttore incaricato del prossimo disco di Bruce Springsteen. La notizia appare nei crediti ufficiali del produttore di Los Angeles.Al momento non si sa ancora nulla sull'inizio dei lavori e men che meno sulla data di uscita, ma si vocifera di un disco e un tour in autunno...

Friday, April 01, 2011

Van de Sfroos

Van de Sfroos è un cantante che proprio non riesco a digerire. Non che non ci abbia provato! Per esempio, ho ascoltato l'ultimo album, se non ci fossero le parole sarebbe davvero ascoltabile, un bel sound, violini, armonica... Ma ogni volta che apre la bocca mi viene qualcosa allo stomaco che mi costringe a spegnere: cosa c'entra il dialetto lombardo con atmosfere country-folk americane? Cosa c'entra Johnny Cash con l'autostrada del Gottardo? Non so, mi fa lo stesso effetto della pizza con le patatine, o delle uova a colazione, o del fumetto della Divina Commedia... Ossia una cosa volgare, forzata e artificiale.

Wednesday, March 30, 2011

Good (boss related) news

http://eatoniano.files.wordpress.com/2010/03/taz_perplesso.jpg

Troppi rumours in troppo poco tempo rischiano di creare confusione... Allora, cerchiamo di calmarci e fare un po' di chiarezza.

Notizia n.1: una decina di giorni fa Little Steven (Fig. 1), in un'intervista, dice di credere che Bruce stia scrivendo delle canzoni per un album acustico; cio, a detta sua, non lo stupirebbe, dato che il Nostro è un artista produttivo e ha sempre tanto materiale in cantiere.

Commento: ok, fin qui possiamo evitare di scaldarci. Sono considerazioni ragionevoli, ma non supportate da alcun fatto. Finora siamo ancora nel campo della fede.
http://www.exposay.com/celebrity-photos/steven-van-zandt-2008-nfl-super-bowl-xliii-WSuatR.jpg (Foto n.1: Little Steven)

Notizia n.2: Il batterista Matt Chamberlain (uno dei più noti session men americani, che ha suonato con un bel pò di solisti/gruppi importanti), ha scritto su Twitter il 26 marzo che ha ricevuto una chiamata di Springsteen per suonare con lui. "Quando il Boss ti chiama, tu devi andare". Il giorno successivo ha scritto "oggi vado in New Jersey per registrare con quel tipo di là, sono molto eccitato".


Commento: allora, le cose iniziano a farsi serie. Innanzitutto tale Matt Chamberlain non è propriamente l'ultimo arrivato, e non credo avrebbe vantaggio a scrivere notizie false. Ora ci chiediamo: ma che caxxo c'entra Chamberlain con Bruce? Beh, qui entra in gioco la gallinaccia rossa, sì proprio lei, Patti, o meglio Mrs Springsteen. Eh si, perchè ogni tanto anche a lei piace giocare a fare la cantante e pubblicare qualche disco (ok, lo ammetto, ho fatto l'errore di comprarne uno anni fa, accidenti a me!). Il produttore di uno dei suoi ultimi 'lavori' si chiama Ron Aniello (il quale tra l'altro è stato visto di recente in compagnia del Nostro, ndr.). E con quale batterista collabora lo zio Ron?? Ta-da!!! Proprio con Matt Chamberlain!

Tutto ciò potrebbe indicare che Bruce sta registrando un nuovo disco nel suo delizioso studio casalingo (Fig. 2), stavolta con altri musicisti.
http://i16.photobucket.com/albums/b35/bdboyml/nightline34.jpg(Fig 2. Bruce nel suo studio casalingo)
Allora, basta tutto questo a farvi scaldare il sangue nelle vene? No???
Va bene, giochiamoci allora l'ultima carta:

Notizia n.3: di recente, su un sito svedese, è comparsa questa notizia:
"At the end of May there will be an official press release on a Springsteen solo album. The album will be released between 20-27 September. A small tour might follow, with a few dates in Europe, with start ...in October and ends in December. Furthermore there will be E Street Band album in mid-2012 and will including a world tour."

Notizia bufala? o forse no?
A questo punto mi ritiro, lasciando al lettore ogni possibile commento.

Friday, March 25, 2011

Bruce Springsteen & Flannery O’Connor: la salvezza in badland and darkness

Nel 1978 esce Darkness On The Edge Of Town, il quarto disco di Springsteen. Il primo era apparso nel gennaio del ’73, Greetings From Asbury Park, N.J. Con Born To Run, uscito nel 1975, Springsteen aveva assaporato la realizzazione del suo sogno di successo, ma ecco che si accorge di non voler viverci dentro in quanto esso è soltanto «un’illusione di salvezza». E quindi la domanda: «Dov’è che sta bene l’uomo con la sua chitarra? Qual è il mio posto nel mondo?». La domanda apre scenari cupi e sequenze notturne in bianco e nero dai forti contrasti. L’obiettivo non è puntato sulla fuga, ma sulle difficoltà del percorso. Le frasi sono più sobrie e meno complesse rispetto a quelle del disco precedente e generano sintetiche pennellate. Il linguaggio della fede diventa strumento per dire l’esperienza umana. In Adam Raised A Cain – ispirata al romanzo East of Eden di Steinbeck – Springsteen canta il suo rapporto con il padre parlando di un peccato ereditato e del venire al mondo pagando/ per i peccati del passato di qualcun altro.
La poetica di Sprinsteen suona in consonanza con quella della O’Connor. Jon Landau, recensore della rivista Rolling Stone e poi suo manager, gli aveva consigliato di leggere le opere della scrittrice. Fu per lui una «grande, grande rivelazione». Questa lettura maturata alla soglia dei 30 anni produsse un notevole effetto. Springsteen si appassionò al racconto A Good Man Is Hard To Find, tanto che scrisse una canzone con lo stesso titolo. E si appassionò anche  del romanzo Wise Blood, oltre poi che della versione cinematografica realizzata da John Huston nel 1979. Proprio Hazel Motes, il protagonista di questo romanzo, afferma che «nessuno ha bisogno di giustificazioni se va in giro con una buona macchina». Questa frase potrebbe essere messa sulla bocca dei personaggi delle canzoni di Springsteen: tutti sono, infatti, realmente o metaforicamente, lanciati su una strada, su una macchina che è luogo di giustificazione, di assoluzione, di redenzione. Il mondo dei personaggi del Boss è un mondo cupo: se per la O’Connor la grazia agisce «in un territorio tenuto in gran parte dal diavolo», così anche per Springsteen: ogni forma di grazia possibile si trova soltanto in badlands (bassifondi) e darkness (oscurità), per usare due delle tante metafore possibili. La luce brilla solamente se ci sono tenebre. Darkness On The Edge Of Town lascia l’uomo inchiodato alla propria condizione radicale, il peccato, ma la tensione, seppure orizzontale, è verso una redenzione: correremo/ fino al mare/ E laveremo questi peccati dalle nostre mani (Racing in the street). Sono un uomo – afferma ancora in The Promised Lande credo in una terra promessa.
Nel 1982, quando sul mercato dominano videomusica ed elaborazioni postmoderne e frizzanti, Springsteen esce con l’album Nebraska, che fu definito «risolutamente e provocatoriamente fuori moda» per il «cantato monotono e semplice, la musica essenziale, lenta e disadorna». Scrive Springsteen: «A casa, proprio prima di registrare Nebraska, lessi Flannery O’Connor. Le sue storie mi facevano pensare all’inconoscibilità di Dio e suggerivano una spiritualità tenebrosa che, a quel tempo, trovava risonanza con i miei stessi sentimenti». Le canzoni sono presentate nella forma acustica provvisoria senza arrangiamento elettrico. In scenari sbiaditi vengono messi a fuoco i fallimenti umani: «La chitarra acustica, strapazzata come nei peggiori salotti folk, trova solo nell’armonica e in qualche sporadico tappeto di tastiere le compagne con cui sostenere parole sempre amare e pesanti». Nebraska, ha affermato Springsteen, «contiene l’atmosfera della mia gioventù, così come la sentivo, da quando ero un bambino a quando ero adolescente».
A partire da questa esperienza, sviluppa in termini simbolici un’implicita poetica del peccato, che egli accetta più facilmente della promessa del paradiso. La canzone My Father’s House dice il ritorno di un figlio alla casa del padre e il modello implicito è quello del figlio prodigo. Ma la conclusione è amara: il padre si è trasferito o non c’è più e la casa resta fredda e isolata/ Splendendo al di là di questa scura autostrada dove i nostri peccati/ giacciono non espiati. Il Boss sembra escludere un intervento dall’alto, perché l’unica direzione possibile è quella orizzontale, della strada: l’unico perimetro in cui all’uomo è dato vivere. Dopo tragedie della follia, immagini di vuoto, desolazione, galera ed esecuzioni, l’ultima preghiera è un urlo secco e acuto: liberami dal nulla (State Trooper). Tuttavia Nebraska riesce a distillare anche parole di compassione (cfr Highway Patrolman) e speranza, come quelle che albergano nelle lunghe strofe di Reason To Believe. Alla fine, nonostante le tragedie quotidiane, c’è sempre quella cieca, incomprensibile speranza che porta i personaggi a credere che alla fine/ di ogni giorno guadagnato duramente/ la gente trova qualche/ ragione in cui credere. Con la stessa paradossalità di Flannery.

 di: Antonio Spadaro

Wednesday, March 16, 2011

EDDIE VEDDER - Longing to belong - Desideroso di appartenere


Eddie Vedder - Longing to Belong

E' ormai abbastanza diffusa la notizia dell'uscita del nuovo album solista di Vedder prevista per l'11 maggio (anche se alcuni dicono sia prevista per giusgno). 
Questo disco (che viene considerato il seguito di Into the Wild) sarà completamente acustico e suonato con l'ukulele (come appare chiaro anche ascoltando Longing To Belong, dove la voce e l'ukulele di Vedder sono accompagnate soltanto da un violoncello). 
QUI un ascolto in streaming dell'ottimo primo singolo.

Track list del disco: 
Can't, Rise of Earth, Fresh Warm Food, Sundown, Longing to Belong, Understanding, Try Some Stuff, Satellite, Washer, Kewl Milk, Stand, Brokenhearted, Maps, Angels, Goodbye.

Thursday, March 10, 2011



Tuesday, February 08, 2011

Libri in attesa di lettura

  • In viagio contromano - Zadoorian Michael (Marcos y Marcos)
  • Una banda di idioti - Toole John
  • La morte paga doppio - James M. Cain

  • L'apprendistato di Duddy Kravitz - Mordecai Richler

  • Bravo, Burro - John Fante
  • Solomon gursky È stato qui - Mordecai Richler

  • Cavallo Rosso - Corti
  • Miracolo a colazione - Elizabeth Bishop
  • Vista con granello di sabbia - Wislawa Szymborska

Monday, January 31, 2011

News (o meglio rumours) scottanti

Da un articolo da EL PAIS di oggi, pare che il direttore del teatro
Price di Madrid stia negoziando un concerto acustico di Bruce
Springsteen, si rumoreggia anche di un tour mondiale entro l'anno, pare...

Un disco acustico sarebbe esattamente quello che desidererei ora...

http://farm1.static.flickr.com/27/59945853_de0670e99f.jpg

Saturday, January 29, 2011

American Life

Uscito nel 2009 in America, è l'ultimo film di Sam Mendes, regista di American Beauty.

Film indie molto delicato e a tratti divertente, in cui il tema del viaggio e della ricerca sono supportati da una splendida colonna sonora di Alexi Murdoch (prima d'ora a me sconosciuto).





TRAMA:
Burt (John Krasinski) e Verona (Maya Rudolph) sono una coppia di trentenni in attesa del primo figlio. Da sempre innamorati, vivono felicemente nella loro vecchia casa da studenti, finchè ricevono una notizia improvvisa e sconvolgente: gli eccentrici genitori di Burt, Jerry e Gloria (Jeff Daniels e Catherine O’Hara) annunciano che lasceranno il Colorado per trasferirsi in Europa. A questo punto viene a cadere l’unico motivo per cui i giovani avevano deciso di stabilirsi lì. Intraprendono così un avventuroso viaggio attraverso Stati Uniti e Canada visitando amici e parenti, in cerca del luogo migliore dove far nascere e crescere la figlia. Uno spazio identitario in cui la piccola possa sentirsi circondata dall'affetto della sua famiglia. Somigliano tanto a due simpatici eroi dickensiani sulla strada, in un percorso ambizioso nel somewhere che li condurrà, volando di casa in casa, ad osservare gli altri, spiando vite ed insuccessi e guadagnando nuove consapevolezze