Tuesday, September 18, 2007

Una mia recensione di Magic

Dopo il successo di "The Rising" (2002) e il relativo tour, Bruce Springsteen e la E-Street Band, i suoi “blood-brothers”, si sono concessi qualche anno di riposo. In realtà in questo periodo il Boss si è tutt'altro che riposato, registrando due album in studio e salendo nuovamente sul palco per altri due tour mondiali: nel 2005 con l'introspettivo Devils & Dust, un anno dopo affondando le radici nella musica tradizionale americana e dando così vita ad un concept album, The Seeger Sessions.
Da tempo però dichiarava di aver pronte delle canzoni per la band, così finalmente il momento è arrivato: "Magic" è il titolo del nuovo album, che dovrà soddisfare l'appetito dei molti fans che aspettavano il ritorno della "Leggendaria" E-Street Band. A detta del manager John Landau, questo album è più guitar-driven di ogni precedente lavoro di Springsteen. Ed il primo singolo, “Radio Nowhere”, sembra confermare questa affermazione: un intreccio di chitarre rombanti in primo piano accompagnano la voce decisa di Bruce, in un continuo incalzare che sfocia nel grido disperato: "is there anybody alive out there? I just want to hear some rithm..."
Il protagonista di questa canzone potrebbe benissimo essere lo stesso di "Open all night", scritta 25 anni fa, che gridava nell'ultimo celebre verso: "rock'and roll, liberami da questo nulla". D'altronde la ricerca di una redenzione attraverso il rock non è per niente una novità nella musica del nostro.
In questo come in altri pezzi ("Gypsy Biker", "Last to Die"), ritroviamo davvero la potenza esplosiva di un rock duro e puro come da molto tempo non sentivamo.
Ma non lasciamoci ingannare, questo non è un album puramente rock: la sequenza dei brani è piuttosto un mix equilibrato e bilanciato che richiama l'album "The River", in cui pezzi rock si alternano ad altri dalle sonorità soul e pop, come in questo caso la deliziosa "Girls in their summer clothes", in cui respiriamo la stessa aria estiva che probabilmente poteva esserci 30 anni fa nella Jersey Shore. "Livin' in the future", che senza dubbio dal vivo farà faville, ci ricorda molto la famosa "Hungry Heart ": una canzone dalle atmosfere soul, in cui troviamo degli interventi azzeccati di sax e pump-organ che donano colore qua e là.

L'America dipinta da questo album è l' America di oggi, messa in crisi da drammi come l'uragano che ha travolto New Orleans, a cui si riferisce "Last to die", e dal fantasma della guerra in Irak. "Gypsy biker" racconta di un motociclista partito per la guerra e tornato a casa in una bara; "ai morti non interessa chi ha torto e chi ha ragione,... sei scivolato nell'oscurità e tutto quel che resta è il mio affetto per te, fratello." Veniamo messi di fronte al dramma, ma non ci viene imposto un giudizio. Anche se la speranza in molti momenti sembra venir meno, con la sua carica ideale Springsteen vuole riportare la società americana ai suoi valori fondanti: "quella bandiera (americana) significa che alcune cose sono scolpite nella pietra, chi siamo, cosa faremo, e ciò che non faremo".

E' un cammino faticoso ma alla fine si arriva a casa, sembra voler dire "Long Walk Home", il capolavoro del disco, nel quale dimensione sonora e poetica si uniscono come avviene nei migliori classici springsteeniani. La narrazione per immagini tipica di Springsteen riesca a fare di una sola canzone un romanzo. Il ritorno alla citta' del protagonista, devastata e irriconoscibile, i ricordi del padre, un cammino da fare che come sempre è difficile e lungo, versi che richiamano alla speranza e alla fede:
" Everybody has a neighborEverybody has a friendEverybody has a reason to begin again
Il brano sembra iniziare lentamente, ma a poco a poco il ritmo diventa sempre più travolgente fino ad esplodere in uno struggente assolo di chitarra seguito dal sax di Clarence, che dona al brano grande intensità e tono epico.
"I'll work for your love" è una splendida rock-ballad tipicamente springsteeniana che inizia con un bel ricamo al pianoforte di Roy Bittan. In questa canzone Bruce usa immagini tratte dal repertorio biblico, come spesso accade nella sua produzione, creando una splendida dualità tra una canzone d'amore gioiosa e l'immaginario religioso: "il nostro libro della fede è stato gettato per terra, ora sono qua in cerca del mio pezzo di croce."
"Lavorerò per il tuo amore", dice qui Springsteen, quello che gli altri vorrebbero gratis io lo otterrò con il sudore: ecco, questo è ciò che ci viene proposto da quest'uomo e dalla sua musica.
Chiude il disco una ghost-track inserita all'ultimo momento: trattasi di "Terry's song", un tributo al fedele amico Terry Magovern recentemente scomparso, vittima di un cancro. Un brano disarmante nella sua semplicità e commovente al punto da far venire la pelle d'oca; uno Springsteen chitarra e armonica dedica al suo amico dei versi che sono pura poesia, con una voce che vuole entrare direttamente in contatto con l'ascoltatore.

Insomma, anche questa volta un gran lavoro, seppur non ai livelli di “Born to Run” o “Darkness on the Edge of Town”. Aspettiamo solo di vedere come saranno rese queste canzoni nei concerti dal vivo dove, come risaputo, Bruce e la band sanno dare il meglio di se': il tour mondiale è partito il 2 Ottobre, con tappa in Italia il 28 novembre.

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