"Non e' un paese per vecchi", tratto dal fantastico libro (omonimo) di Cormac Mc Charthy, che consiglio a tutti.
Ecco un articolo tratto da Avvenire:
senza dubbio il loro film più violento e sanguinoso, forse dettato dalla voglia di riscattarsi da commedie come Prima ti sposo e poi ti rovino e Ladykillers che avevano fatto storcere il naso ai fan più accaniti. Quella pistola a pressione che stermina sullo schermo decine di persone ti costringe però a distogliere lo sguardo. I fratelli Joel ed Ethan Coen che arrivano oggi sugli schermi italiani con Non è un paese per vecchi volevano rimanere fedeli al romanzo di Corman McCarthy da cui il film è tratto. E la rinascita artistica dei fratelli del Minnesota è stata salutata da ben otto nomination all’Oscar, quattro delle quali vanno al film, alla regia, alla sceneggiatura non originale e al montaggio. La vicenda si svolge nel Texas occidentale, dove Llewelyn Moss (un ottimo Josh Brolin), un brav’uomo come tanti, trova un furgone circondato da morti ammazzati. Una valigia piena di eroina e due milioni di dollari sono ancora nella vettura. Llewelyn decide di prendere i soldi, ma quel gesto scatenerà un’interminabile serie di drammatiche reazioni a catena che coinvolgeranno anche il disilluso sceriffo Bell ( Tommy Lee Jones), un uomo con un concetto filosofico della legge, una solida morale e un insuperabile senso dell’umorismo. Qualità che non sono molto d’aiuto quando hai a che fare con un cinico psicopatico come Chigurh (magnificamente interpretato da Javier Bardem) che affida le vite umane al lancio di una monetina. Mescolando thriller e commedia neÈ ra, scene agghiaccianti ed esilaranti battute, i Coen descrivono un West drammaticamente mutato, dove non c’è più posto per leggi e regole se non quelle dettate dal traffico internazionale di droga. Un luogo, insomma, dove i vecchi principii morali sono definitivamente scomparsi. Ma, seppure in sintonia con la storia che raccontano, i Coen, che hanno in parte ritrovato l’eccentrica creatività dei loro primi film, non hanno convinto tutta la critica. Se qualcuno in America l’ha definita la migliore pellicola del 2007, molti degli addetti ai lavori del Festival di Cannes, dove il film è stato presentato in concorso lo scorso maggio, sostenevano che i temi del bene e del male, della tentazione e dell’onore, della colpa e della giustizia non affiorano sullo schermo con la dovuta forza. Qualcuno rimprovera loro di aver esagerato con lo humor nero. Ma i registi si difendono così: «Anche questo aspetto era nel romanzo e, d’altra parte, l’umorismo un po’ macabro fa parte del nostro stile. Film politico sulla deriva dei tempi moderni? Non ci interessa dare messaggi, non sarà politico neppure il nostro prossimo film, Burn After Reading, tratto dal libro di un ex direttore della Cia e interpretato da Brad Pitt, George Clooney, John Malkovich e Tilda Swinton. A noi sta molto più a cuore esplorare gli abissi dell’umanità, il lato oscuro dei personaggi». E se la violenza del killer psicopatico dalla strana pettinatura non lascia indifferente lo spettatore, lo stesso Bardem che ne veste i panni non ha nascosto il proprio turbamento: «Quel personaggio è il male in persona e io in quel ruolo ho provato un forte disagio. Ho avvertito delle strane emozioni che mi disturbavano, tendevo a isolarmi e a incupirmi sul set. Ma i Coen sono tra i pochi registi capaci di raccontare una violenza così estrema». E i registi confermano: «Non prendiamo mai decisioni astratte, il livello di violenza viene deciso caso per caso ed è legato al contesto della storia. Non vi è nulla di gratuito né di intellettualmente compiaciuto». |
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