Consiglio la visione di Once, film indipendente irlandese girato con un budget limitato e attori semi-sconosciuti. E' una storia molto semplice, senza effetti speciali, accompagnata da una bella colonna sonora (chi fosse interessato me la chieda) che non si farà scordare facilmente.
Si ringrazia la famiglia Valera-Brambilla per la gentile concessione della pellicola.
"Al centro della storia sono persone semplici al limite della povertà, sulle quali nessuno scommetterebbe un soldo (si pensi ai tre musicisti che il protagonista raccoglie letteralmente dalla strada per incidere il suo disco; o al padre di lui, sempre silenzioso, che alla fine lo spinge a cercare fortuna lontano da casa), ma che ci toccano il cuore. E per farci entrare in contatto reale con loro il regista si serve della musica, che in questo caso, oltre ad essere notevolissima sia dal punto di vista dei testi (scritti veramente dal protagonista: spicca tra tutte la canzone “Falling Slowly”, che i protagonisti eseguono all’interno del negozio di strumenti musicali in quella che è probabilmente la scena più bella del film e che ha vinto il premio Oscar) che delle musiche (incredibile come la più rotta delle chitarre possa produrre armonie tanto avvolgenti), assurge ad una dimensione più elevata, distante da una semplice “colonna sonora”. Il regista infatti, che pure non gira un musical (o almeno, un musical molto sui generis), sceglie la musica come elemento comunicativo principe dell’opera, più incisivo e decisivo di ogni dialogo contenuto in sceneggiatura. Sono le canzoni che parlano dei protagonisti: lo spettatore capisce meglio i loro sentimenti
ascoltando le canzoni (puntualmente sottotitolate) che da loro vengono cantate piuttosto che dai dialoghi che si scambiano: quei versi, a volte malinconici e tristi a volte sarcastici, sostituiscono parole che non si riescono a dire altrimenti.
Adoperando uno stile estremamente asciutto e basato sulle regole più classiche del cinema d’autore (primi piani, silenzi accompagnati da sguardi intensi e prolungati, sintesi perfetta tra immagini e musiche), il regista John Carney, dal punto di vista emotivo, sa dove colpire lo spettatore con momenti di struggente malinconia (in questo senso è superlativa la scena in cui il protagonista canta una delle sue canzoni, “Lies”, mentre sul monitor di un computer scorrono le immagini della ex fidanzata che gli ha spezzato il cuore), alternando attimi di tristezza in cui la speranza sembra non trovare spazio ad altri in cui, quasi, si gioisce per i protagonisti e per quanto sanno essere “veri”.
Un film piccolo ma grande nella sua disarmante semplicità, come la vita che vuole – e riesce – a raccontare. Semplicità che prende il volo nello splendido e sorprendente finale, in un’ultima inquadratura che sarà davvero difficile da dimenticare. Che dà il senso di un film dove, per una volta, un sentimento non porta a un’avventura «senza seguito» ma a aiutare due persone che si stavano perdendo a ripartire, ritrovando, anche con un po’ di sofferenza e sacrificio, la propria strada."
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