Thursday, July 12, 2012

Glen Hansard, Bilbao, 10-07-2012

“I grandi Gaeli d’irlanda, gli uomini che Dio ha fatto pazzi, perché tutte le loro guerre sono liete e tutte le loro canzoni sono tristi”
G.K.Chesterton

Un immenso concerto quello di ieri sera a Bilbao. Teatro piccolo, acustica pressochè perfetta, posizione in prima fila. Glen Hansard incomincia da solo al pianoforte con The storm is Coming, per poi crescere con You Will Become e la splendida Bird of Sorrow. E' ora di fare entrare anche la band (composta dal suo storico gruppo, i The Frames). Il primo pezzo insieme è un pezzo che "parla del poco ottimismo che a volte rimane nel cuore, e che dobbiamo conservare". E attacca con Low Rising, accompagnato pure da una sezione di archi. E' poi tempo di Love don't Leave me Waiting, e gli animi iniziano a scaldarsi. Il concerto prosegue tra pezzi dell'ultimo album Rhythm and Repose e canzoni composte con gli Swell Season, tra cui spicca una favolosa In These Arms in cui invita il pubblico a cantare la parte che spetterebbe a Marketa. Glen è davvero a suo agio, si vede che non c'è nulla di costruito nel suo atteggiamento, ride e scherza con il pubblico. Improvvisa motivetti improbabili, canta nel buco della chitarra riproducendo il risultato con l'amplificatore, distorce la chitarra acustica imitando ironico pezzi hard metal. A separare la prima fila dal bordo del palco c'è una transenna che lascia uno spazio di mezzo metro, credo per ragioni di sicurezza. Ad un certo punto Glen ci invita a spostarla e ad avvicinarci completamente al palco, vuole averci vicini. Un ragazzo della sicurezza si oppone e rimanda scocciato tutti indietro. Al che Glen, infastidito, si rivolge a lui: "Hey man, what's the problem with you?" Ovviamente tutti gli danno retta e mi ritrovo ai piedi di Glen, appoggiato coi gomiti sul parquet del palco. E lui ironico "I don't see the problem, I told you that it's not a rock show, it is just folk (sguardo ammiccante) music"
A questo punto, complice anche il fatto che spessissimo Glen abbandona microfono e amplificazione per avanzare al bordo e cantare in acustico, l'impressione è proprio quella di trovarsi in un salotto con un amico che ti canta delle canzoni con la chitarra in braccio. E' cosi che inizia High Hope, splendida immensa canzone che ci fa cantare insieme a lui. E' l'apice della serata. Il resto è una grande cavalcata, non ti accorgi neanche e sei già verso la fine del concerto quando Glen canta Song of Good Hope, intimamente emozionante ed impreziosita da in tappeto discreto di archi. Ma non è finita. La band rientra ed è tempo di "The Weight", in omaggio al recentemente scomparso Levon Helm. Infine, lineup al completo in acustico e si chiude con la divertentissima Passing Through, pezzo reso celebre da Leonard Cohen. Ogni strofa è cantata da un musicista diverso, e il ritornello da tutti pubblico compreso.

 Il concerto è terminato, ma non la serata. Infatti, in compagnia di uno sparuto gruppo di persone, attendo Glen per un po' all'ingresso del teatro. Quando esce, con estrema gentilezza concede attenzione a ciascuno di coloro che vogliono parlargli, e chiaccheriamo con lui per una buona mezz'ora. E' famoso in tutto il mondo, ha vinto un Oscar, suona e canta nei piu prestigiosi teatri d'America, ha accompagnato Eddie Vedder in tour, ma si comporta con estrema umiltà, senza credersi superiore a nessuno.

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