Friday, August 26, 2011

Pillola tecnologica

Cosa perdiamo e cosa guadagnamo con l'utilizzo delle nuove tecnologie, in particolare di internet e del web 2.0?
Mi accorgo sempre di più di come internet rischi di diventare quasi una droga per me: la possibilità di avere un'infinità di notizie in tempo sempre più reale è sicuramente un'opportunità. Ma dietro di essa si cela anche una grande insidia. Vengo catapultato in un vortice di notizie, mondi diversi. Inizio a leggere un articolo, e mi spunta l'idea di un collegamento, percui apro una nuova pagina web e inizio una nuova ricerca. Nel frattempo, per non perdere tempo mentre si sta caricando, ne apro un'altra e controllo la mia mail. Mi ricordo anche che devo scaricare quell'articolo che mi è venuto in mente stanotte. E poi, perchè no, apriamo anche il sito del giornale online, così rimaniamo informati sulle ultime notizie del giorno.
Multitasking. Faccio molte cose insieme, non perdo una frazione di secondo di tempo, mi apro a tante realtà diverse, amplio la mia conoscenza.
Certo, tutto ciò è molto attraente.
Ma cosa ci sto perdendo? Mi rendo conto che questo spostamento continuo della mia attenzione da un soggetto ad un altro, mi sta portando via una cosa molto importante. La capacità di concentrarmi e penetrare in profondità; in un testo, in un argomento, in un un momento, in un'immagine, in un gusto. Il rischio è perdere la dimensione di profondità nelle cose, e viaggiare solo in superficie galleggiando.
Il rischio è non essere più capaci di immergersi in un libro e coglierne le risonanze, ricordarne i luoghi, i fatti, le frasi. Noto anche un impoverimento (e "impigrimento") della mia memoria. A cosa serve ricordare, se puoi perfino immagazzinare le pagine che ti hanno colpito in un server come avviene con instapaper? Quanta più memoria avevo alle elementari o alle medie, quando ero anche capace di memorizzare pezzi dell'Iliade, o poesie di Leopardi e Montale.
Non sto dando un giudizio morale sulla tecnologia, nè penso che ciò sia interessante. Ovviamente, come già si è detto e ripetuto, uno strumento non è bene o male di per sè. Occorre un criterio con cui lo si utilizzi, e in primo luogo la presa di coscienza dei rischi che esso comporta.

Un ultimo breve esempio che mi colpisce ogni volta che ci penso.
Ogni volta che esce un disco musicale di un artista a me caro, basta un clic e me lo trovo in formato mp3 sul computer. Spesso e volentieri questo accade anche vari giorni prima dell'uscita ufficiale. Fantastico.
Questa possibilità mi ha dato l'opportunità di ampliare i miei gusti, di "provare" nuovi stili musicali, di capire meglio ciò che mi piace e ciò che non mi piace. Semplice, se c'è un album che mi ispira, lo scarico, lo provo, e decido. E' grazie a questa opportunità se ora conosco molti artisti che altrimenti avrei ignorato. Ad esempio, molti cantanti della scena indie americana. Sono debitore di questa tecnologia.
Mi viene da fare un paragone, però, con il (breve) periodo che ho vissuto quando tutto ciò non era possibile. Mi ricordo quando passavo davanti alla vetrina del music-store vicino a casa mia, e mi fermavo ad ammirare le copertine degli album di Springsteen che allora non possedevo ancora. E l'emozione quando entravo nel negozio per acquistarne uno. E l'impazienza nel tornare a casa per scartare la confezione. Una volta aperto il cd, mi mettevo rilassato in camera mia, aprivo il libretto dei testi, e iniziavo un ascolto attento del cd. Magari non tutte le canzoni in un unico momento, per non rovinarmi tutto. Le settimane successive erano condite da un riascolto sempre più attento dei brani, col mio fedele lettore cd.
Mi manca un po' tutto questo.

E non intendo perderlo.

No comments: